Danzare per Dio ?!

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GENNAIO 2017

La danza è sempre stata una vasta parte della lode e adorazione, ma c’è ancora qualcos’altro che credo Dio voglia farci vedere a riguardo di ciò: i movimenti possono giocare un ruolo vitale anche nell’intercessione.

Il Dio d’Israele ha sempre promosso l’uso di aiuti visivi. Stabilendo la festa annuale della Pasqua, Egli fece sì che il popolo esprimesse la sua liberazione dall’Egitto. La festa dei Tabernacoli era una riproduzione del loro tempo nel deserto in cui vivevano in tende. Erano ricordi fisici di ciò che era successo realmente ai loro progenitori. Niente avrebbe potuto comunicare in modo più efficace alle generazioni seguenti del prendere parte al pasto amaro della Pasqua e al dormire in una scomoda tenda per sette giorni.

Un altro aspetto delle manifestazioni fisiche e riproduzioni che Dio prescrisse era che esse dovevano essere una celebrazione delle vittorie che Lui aveva dato nelle generazioni precedenti. Allo stesso modo, noi stiamo iniziando a manifestare le nostre vittorie attraverso i movimenti in adorazione. Gesù ha già vinto queste vittorie per noi, come mostra una delle parole ebraiche che vedremo per ‘danza’.

Molte delle parole ebraiche tradotte con la parola danza significano quasi la stessa cosa. ‘Karar’, ‘machowl’ e ‘raqad’ significano tutte principalmente ‘balzare attorno, saltare o volteggiare’. Ma rimasi sorpreso da ciò che trovai quando scoprii un’altra parola ebraica per danza: ‘chuwl’ (o ‘chiyl’).
Questa parola significa ‘essere in travaglio, sussultare violentemente, contorcersi in travaglio, avvolgere, girare rapidamente, danzare, temere, essere in angoscia, essere sofferenti, partorire, infuriarsi, sperare, assaltare, essere forti, causare un avanzamento, aspettare ansiosamente o con vivo desiderio, o nascere’.

Questa parola per danza era usata per descrivere l’intercessione espressa attraverso il corpo. I danzatori riproducevano le battaglie e le vittorie che erano state vinte nello Spirito, e anche le vittorie che il Signore aveva dato al Suo popolo sui campi di battaglia terreni. Quando Israele attraversò il Mar Rosso e i suoi nemici furono sconfitti, Miriam e le altre donne israelite cantarono e danzarono in celebrazione della vittoria (Esodo 15:20-21). La figlia di Jefte danzò davanti al suo padre vittorioso (Giudici 11:34). Quando Davide ritornò dopo aver sconfitto i Filistei, le donne cantarono e danzarono (1 Samuele 18:6). Le danze erano espressioni di gioia e manifestazioni fisiche delle vittorie che erano state vinte.

‘Chuwl’ fu usata in riferimento alle donne che danzavano alla ‘festa del Signore’ (Giudici 21:19,21). Questo era il movimento che fu fatto alla festa. Le donne non stavano danzando attorno in piccoli gruppi leggiadri per l’intrattenimento degli ospiti. Esse stavano travagliando con angoscia mentre stavano conducendo la riproduzione delle vittorie che Dio aveva dato.

Il Signore una volta mi spinse a meditare su come fu cantata la canzone che diceva: ‘Saul … (1 Samuele 18:7). Io dubito che fosse semplicemente una filastrocca per bambini, cantata dolcemente agli uomini che tornavano dalla battaglia! Io credo che queste donne erano ciascuna di loro così dure come gli uomini che combatterono fisicamente la battaglia. La loro danza che celebrava il ritorno degli uomini vittoriosi era piena di fervore e simulò le azioni di quella battaglia in onore degli uomini che la combatterono.

Quando Gesù entrò in Gerusalemme a dorso di un asino, ci fu una sfrenata reazione che senza dubbio incluse la danza. Fu più di un grido gentile quello che arrivò al cielo quel giorno. E la danza, riflettendo la combinazione ‘Hosanna’ di adorazione ed intercessione, fu una proclamazione di vittoria. Piuttosto che essere un tipo di movimento conscio e già provato, volto a catturare l’attenzione su colui che danzava, quella danza fu completamente focalizzata su Colui che venne celebrato.
Gesù ha già vinto tutte le battaglie che saranno mai combattute. Noi stiamo solo rilasciando queste vittorie nella lode, come anche in danza d’intercessione.

UNA STRATEGIA PER LA BATTAGLIA
In 2 Cronache 20:1-20, una battaglia stava per iniziare. Tre nazioni – gli Ammoniti, i Moabiti e gli Horiti – si erano uniti contro Giuda. Gli Ammoniti e i Moabiti rappresentano la perversione, l’incesto e un cuore impenitente. Gli Horiti vivevano sulle rocce delle montagne e facevano le loro case sgretolando la roccia.
Gli spiriti che vennero contro Giuda (che significa ‘lode’) erano perversione, ribellione e un’erosione della roccia della fede. Tutto ciò ricorda proprio ciò che fronteggiamo ogni giorno!
Accerchiato da ogni lato, Giosafat, il re di Giuda, intercedette davanti al Signore e ricevette una strategia divina per la battaglia. ‘Egli …. (2 Cronache 20:21). Dopo che fecero questo, Dio fece sì che i nemici di Giuda si volgessero contro se stessi e si uccidessero l’uno l’altro fino all’ultimo uomo. Noi stiamo combattendo gli stessi spiriti che Giosafat combatté quel giorno! La strategia, similmente, deve essere la stessa: intercedere, e poi adorare l’Onnipotente.
Ci vollero tre giorni perché Giuda potesse raccogliere il bottino della vittoria che Dio gli diede. Allo stesso modo, io credo che nei giorni che verranno noi otterremo vittorie sulle nostre famiglie spezzate, sui nostri cari ancora perduti, sui figli ribelli, sui padri scappati via, sui credenti tornati indietro, e così via. Dio ci ha dato molte grandi armi, ed esse sono divinamente potenti per vincere le vere fortezze che fronteggiamo.

L’adorazione e l’intercessione precedettero l’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. Allo stesso modo, esse saranno ingredienti importanti per preparare la via al Suo ritorno.

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