Apostoli del nuovo testamento

 GIUGNO 2017

Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per andare a vedere Pietro e rimasi con lui quindici giorni. E non vidi alcun altro degli apostoli; se non Giacomo, il fratello del Signore. (Galati 1:18)

Vediamo in questo versetto della lettera ai credenti della Galazia un accostamento fatto da Paolo, “apostolo non dagli uomini né per mezzo di alcun uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre”, come si definisce lui stesso nell’introduzione all’epistola; questo accostamento è l’associazione del nome di Pietro (Cefa) apostolo, al nome di Giacomo, il fratello del Signore, anche lui apostolo.

Ora, non volendo entrare nel merito se questo Giacomo sia stato “cugino” del Signore, come viene sostenuto da alcune posizioni teologiche per mantenere valido l’insegnamento dell’eterna verginità di Maria, ci troviamo senza dubbio di fronte a “un altro Giacomo”, non quello figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni di Matteo 10:2, e nemmeno Giacomo figlio di Alfeo e fratello di Giuda Lebbeo, deto anche Taddeo (Matt.10:3 e Luca 6:15-16). Quindi, si tratta di “un altro apostolo”, non uno dei dodici chiamati da Gesù durante i suoi anni di ministario pubblico: lui, Paolo ed altri sono quelli che vengono definiti “gli apostoli dell’Asceso Signore”, mentre ai primi dodici spetta un altro titolo: “gli apostoli dell’Agnello”.

C’è differenza? E ci riguarda nella Chiesa di oggi?

GLI APOSTOLI DELL’AGNELLO

Or avvenne in quei giorni che Gesù se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in preghiera a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.”

Questo testo dal Vangelo di Luca 6:12-13 viene seguito dall’elenco dei nomi dei dodici: Pietro e Andrea fratelli pescatori, Giacomo e Giovanni anch’essi pescatori, Filippo e Bartolomeo (chiamato Natanaele in Giovanni 1:49 e 21:2), Matteo l’esattore delle tasse e Tommaso il dubbioso, Giacomo d’Alfeo e Simone lo zelota, Giuda fratello di Giacomo (Taddeo) e Giuda Iscariota. Una bella accozzaglia di gente tratta dalle file del popolino, che ci mostra come Gesù volle scegliere con la guida del Padre proprio gente semplice tra tutti quelli che lo seguivano, “uomini illetterati e senza istruzione” come vengono descritti in Atti 4:13; “le cose stolte del mondo per svergognare le savie,” come dice Paolo in I Cor.1:27. Tra di loro vediamo caratteri focosi come Pietro, e pacati ma saggi come Andrea; “i figli del tuono” Giacomo e Giovanni, quindi possiamo immaginare qualcosa del loro carattere; Giuda il ladro, Simone probabilmente con un coltello infilato nella cintura… eppure tutti e dodici uomini pronti ad abbandonare ciò che aveva dato loro sicurezza e futuro quando incontrarono Gesù. Egli diede loro il nome di “apostoli”, che vuol dire “mandati”, e diede loro anche autorità sopra gli spiriti immondi per scacciarli, e per guarire qualunque malattia e qualunque infermità (Matt.10:1). Egli ne mandò anche altri settanta a due a due, (Luca 10:1), con la stessa autorità, ma questi primi dodici sono “speciali”.

La definizione “apostoli dell’Agnello” viene dal fatto che Gesù chiamò queste persone poco dopo essere stato definito “l’Agnello di Dio” da Giovanni Battista; il richiamo biblico è nel libro dell’Apocalisse, capitolo 21 e verso 14, dove Giovanni descrivendo la sposa, la moglie dell’Agnello, la santa Gerusalemme celeste, dice: “il muro della città aveva dodici fondamenti, e su quelli erano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.” In effetti, quando Pietro aveva chiesto a Gesù che cosa ne veniva a loro dell’aver abbandonato tutto per seguirlo, il Maestro rispose: “In verità vi dico che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sederà sul trono della Sua gl oria, anche voi che mi avete seguito sederete su dodici troni, per giudicare le dodici tribù d’Israele.” Questo testo ci dice qualcosa sul numero di questi discepoli “prediletti”, cioè che dovevano essere proprio dodici, in quanto le tribù d’Israele erano dodici, e che dovevano avere seguito fisicamente Gesù nel suo ministerio terreno; essi erano anche ebrei, per dimostrare la giustizia di Dio, che farà giudicare le tribù d’Israele da giudei convertiti.

Tutto ciò fu anche riconfermato dall’elezione del sostituto di Giuda Iscariota, in Atti 1:15-26, dove sono elencate le qualifiche che doveva possedere chi venisse eletto a prendere il suo ufficio; dice Pietro: “Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia per tutto il tempo in cui il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Egli fu portato in cielo di mezzo a noi, uno di questi diventi testimone con noi della Sua resurrezione.” Quindi doveva essere qualcuno che aveva accompagnato il gruppo dei dodici fin dal principio, ed essere stato con loro fino a quel momento per poter essere testimone della resurrezione.

Il sistema di scelta che fu adottato era fondamentalmente quello della sorte, metodo di scelta ebreo per ciò che riguardava le cose sacre. La sorte venne praticata fin dalla sua istituzione nel vecchio patto (Esodo 28:30, Lev.8:8, Num.27:21, Giosuè 7:14-18, Nehemia 7:65, I Sam.14:36-42), e l’Urim e Thummin, nomi ebraici che significano “luci” e “verità”, erano due oggetti, pietre preziose o sassi di colore diverso posti nella sacca del Sacerdote che davano la possibilità di tirare fuori “un sì” oppure “un no” quando si chiedeva la volontà dell’Eterno. Vediamo nel caso della scelta del tredicesimo apostolo che vennero nominati due candidati, Giuseppe detto Barsaba, soprannominato Giusto, e Mattia: “Pregando dissero: “Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto per ricevere la sorte di questo ministero e apostolato, dal quale Giuda si è sviato per andare al suo luogo.” Così tirarono a sorte, e la sorte cadde su Mattia; ed egli fu aggiunto agli undici apostoli.” (Atti 1:23-26) Quindi si ricostituì il numero di dodici.

GLI APOSTOLI DELL’ASCESO SIGNORE

Ora, è interessante vedere che, in seguito, si trovano altri apostoli nel libro degli atti e nelle epistole, e se ne possono identificare dodici per nome! Ma non verranno più scelti con la sorte, ma direttamente dallo Spirito Santo, tramite una chiamata o rivelazione. Vediamo chi sono.

In Atti 13, lo Spirito Santo manda Paolo e Barnaba nel loro primo viaggio missionario ai gentili; essi visitano diverse città, ed a Iconio (Atti 14:4) leggiamo: “ma la moltitudine della città era divisa, alcuni erano con i giudei, altri con gli apostoli.” Quindi Paolo e Barnaba erano apostoli; anche al verso 14 vengono ridefiniti così: “quando gli apostoli (Paolo e Barnaba) sentirono questo, si stracciarono le vesti.”

Due altri apostoli sono menzionati in Romani 16:7; “Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigione, i quali sono segnalati fra gli apostoli, e anche sono stati in Cristo prima di me…” Poi vediamo che i fratelli del Signore (che erano quattro, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, Matt.13:55, Mar.6:3, Gal.1:19), vengono inclusi in una lista di apostoli in I Corinzi 9:5-6: “Non abbiamo noi il diritto di condurre attorno una moglie, una sorella in fede, come anche gli altri apostoli, i fratelli del Signore e Cefa? O soltanto io e Barnaba non abbiamo il diritto di non lavorare?”

Nella prima lettera ai Corinzi, 4:6-9, vediamo che Apollo è considerato da Paolo un suo “pari” quando lui si nomina apostolo; e in 2 Corinzi 8:23, ne abbiamo altri menzionati: “Quanto a Tito, egli è il mio collaboratore e compagno d’opera in mezzo a voi; quanto ai fratelli, essi sono apostoli delle chiese, gloria di Cristo.” Ora, il passo non dice chi fossero; a meno che non ci colleghiamo con Tessalonicesi, 1:1 e 2:6; “Paolo, Silvano e Timoteo, alla chiesa dei Tessalonicesi…” “e non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità come apostoli di Cristo…” quindi tutti e tre erano apostoli; e Silvano è quel Sila, che viaggiava con Paolo. In Filippesi 2:25, Epafrodito è nominato apostolo, che fa dodici.

Capisco che i numeri non dimostrino nulla. Si potrebbe affermare che i ventiquattro anziani attorno al trono di Apocalisse 4:4 siano i dodici apostoli dell’Agnello, assieme ai dodici apostoli dell’Asceso Signore; ma sarebbe semplificare eccessivamente le cose. Meglio dire che quei ventiquattro dell’Apocalisse rappresentano coloro che hanno la salvezza (bianche vesti) e una vita vittoriosa (la corona). Il numero dodici rappresenta nella Parola di Dio il governo, infatti Dio lo usa per governare il tempo (12 ore del giorno e 12 della notte), gli anni (12 mesi), Israele (12 tribù), la Chiesa nel passaggio tra Vecchio e Nuovo Patto (i 12 apostoli dell’Agnello) e la Chiesa Corpo di Cristo (i dodici “altri” apostoli, dono dell’Asceso Signore al Suo Corpo, solo i primi di una lunga lista che, per grazia di Dio, non si è ancora fermata). Perfino i 144.000 (12x12x1000) di Apocalisse 7:4 e 14:1 ci mostrano il governo dell’Eterno e la redenzione del Suo popolo Israele durante la tribolazione futura che precede la Seconda Venuta del Re sulla terra.

Quindi, apostoli dell’Agnello e del Signore Capo della Chiesa. E’ sempre Lui che ha donato, ed è sempre Lui che costruisce spiritualmente; ma noi ne siamo anche coinvolti, in quanto vediamo che il Suo scopo è di “mandare” servi al Suo popolo, per avvicinarlo a Sé, e quindi finché il Suo Corpo è presente sulla terra, il Capo della Chiesa continuerà a mandarci apostoli, “mandati” da Lui per il nostro bene, per “il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del Corpo di Cristo.”(Ef. 4:12).

Di Andrew Thomas

 

…ora il diario del mese…

Mese tranquillo dedicato alla famiglia ed alla mia salute. Mchele ha finito  35  anni.

Michele; Fabiola e Samuel
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