Apostoli e profeti oggi

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L’immagine della Chiesa come edificio è una delle parabole o similitudini che Paolo usa spesso per rendere l’idea dell’insieme di persone diverse, come se fossero pietre, colonne o travi di un edificio unito dallo Spirito Santo per uno scopo particolare: quello di servire da dimora, da luogo dove Dio abiti e si faccia vedere presente. In questo edificio apostoli e profeti hanno una parte importante; ne sono il fondamento.

Nel capitolo quattro della lettera agli Efesini, Paolo usa la similitudine della Chiesa come corpo, che va crescendo verso Colui che ne è il capo, cioè Cristo, e qui suggerisce che i vari ministeri sono “le giunture” del corpo. Nella sua prima lettera ai Corinzi, parlando della Chiesa come “corpo di Cristo, e membra di esso”, egli specifica che “Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli, in secondo luogo dei profeti:” poi, gli altri. In entrambe le immagini, è chiaro che per Paolo gli apostoli e i profeti siano “basilari” nella costruzione che è la Chiesa.

Si potrebbe pensare, da questo, che vi sono compiti più importanti; che essere apostolo o profeta “sia meglio” che essere dottore, evangelista, diaconessa o semplice membro di comunità. Questo ci spinge a pensare in termini gerarchici, come se l’apostolo fosse generale, il profeta colonnello, l’anziano sottufficiale ed il diacono caporale. Ed è facile cadere in questa specie di strutturazione umana, che tende a farci pensare quanto siamo importanti se abbiamo un ruolo, perché possiamo imporre la nostra autorità su altri. Però il senso dato da Paolo, apostolo, è che questi ministeri o servizi siano “importanti perché portanti” , cioè che portano il peso dell’edificio e ne costituiscono la base che deve sorreggere il resto: aiutano il corpo ad articolarsi, cioè lo aiutano a muoversi bene. Quindi importanti, non per un grado acquisito, ma per il servizio svolto verso l’insieme dei credenti. “Diaconia” vuol dire servizio, quindi vediamo in cosa consiste il servizio di apostoli e profeti.

“Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore.

Ed in Lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito.” (Lettera agli Efesini, 2:19-22)

Questo è uno dei vari passi del Nuovo Testamento dove troviamo menzionata tutta la trinità di Dio: Cristo Gesù è la pietra angolare del fondamento dell’edificio, Dio Padre colui che vi dovrà dimorare, e lo Spirito Santo colui che lo costruisce. L’edificio è chiamato “un tempio santo nel Signore”, “la famiglia di Dio”, mentre nel versetto 16 viene definito “un corpo unico con Dio”; e il fondamento sul quale si edifica è quello degli apostoli e dei profeti.

UN SERVIZIO UNIVERSALE

Intanto, il servizio di apostoli e profeti è universale, non locale. Sono dati a tutto il Corpo di Cristo, non a una sola comunità e nemmeno ad una sola denominazione. Stiamo quindi parlando di uomini che esercitano il loro ministero o servizio tra le comunità, uomini che possono essere apostoli (la parola vuol dire “mandati”) tra qualsiasi gruppo di persone che si stia incontrando per conoscere meglio il Signore. Possono essere profeti, cioè uomini che “parlano per” Dio, in qualsiasi parte della Chiesa universale, e che possono parlare non solo ai credenti ma anche al mondo, come fece Giona a Ninive, profeta del Vecchio Testamento, sebbene la loro parola sia di edificazione per la Chiesa.

Nel Nuovo Testamento il concetto di “apostolo o profeta ”; è legato ad un apostolato in una città, o in una regione, per un tempo (quasi sempre limitato, dagli esempi che abbiamo nel N.T.), un profetismo mandato per dire delle cose particolari: comunque un lavoro di servi di Dio spediti dove ce ne sia il bisogno in quel momento.

Oggi molte chiese e denominazioni riconoscono apertamente il ruolo apostolico e quello profetico, e si cominciano a sentire definire persone come apostoli o profeti. Tutto questo, impensabile ottant’anni fa, è frutto dello Spirito Santo

Dobbiamo pensare che, i ministeri sono “dati a tutto il Corpo di Cristo”, e chiunque accetta un profeta per ciò che è, ne riceverà “premio di profeta” (Matt. 10:41). Quindi, una comunità che accetta un ministero apostolico (invitando un servo di Dio che poi vi viene mandato, non dalla sua propria testa ma da una “voce” divina, che potrà essere sia parola profetica che rivelazione di altri servi di Dio) ne avrà un premio di apostolo, cioè riceverà veramente la luce e la rivelazione che Dio vuol mandare loro attraverso i deboli contenitori umani, che siamo noi.

Questo esula dal discorso denominazionale, o perfino dall’età o dall’esperienza del ministro; se Dio lo ha mandato, se ne vedranno i frutti. E’ vero anche il contrario, però: se Dio non lo ha mandato, non ne verrà fuori nulla altro che una visita, una predicazione, dei bei discorsi… ma niente frutto permanente. La comunità può perdersi benedizioni disprezzando un “mandato da Dio”, ed un servo può rifiutare di andare dove Dio lo vorrebbe mandare, come stava per fare Pietro con Cornelio; quindi c’è sempre da stare attenti, e mai disprezzare le opportunità.

UN SERVIZIO FIDUCIOSO : nella provvidenza di Dio
Il ministero apostolico e quello profetico sono manifestazioni del Ministero di Gesù. Se vogliamo, l’apostolato è l’essere mandati, come Gesù fu mandato dal Padre, con tutta l’autorità delegata del cielo: il profetismo è parlare le cose di Dio, come Gesù fece, senza trattenere nulla per timore di offendere.

Il mandato di Gesù ai 12 e poi ai 70 era di non preoccuparsi del proprio sostentamento (Lc.12) di non portare sacca o denaro ma di confidare nella provvidenza divina. Ricevere l’ospitalità offerta benedicendo la casa che dava la dimora e non avendo pretese per il cibo.In cambio la casa doveva ricevere il ministerio degli apostoli: la pace e la guarigione. Paolo nel suo apostolato a volte a lavorato , altre volte si è fatto sostenere dalle persone che erano nella sua squadra –come in Efeso dove Aquila , Priscilla e Timoteo lavoravano per lui.

Altre volte si è avvalso del sostegno di altre chiese per svolgere il mandato apostolico.

E’ Dio che deve pensare a provvedere le finanze per i viaggi che ha deciso Lui, è Dio che deve pensare al mantenimento dei Suoi inviati. Questo lo fa toccando il cuore delle persone che ricevono il vangelo ed attraverso l’offerta amorevole e generosa di coloro che sono ammaestrati nell’evangelo. (ho sentito spesso: “l’operaio è degno della sua MERCEDES”, ma per quanto divertente non mi sembra ciò che è scritto.)

Come operai, che lavorano (e non poco) e sono degni della loro mercede.

Dare e ricevere l’ospitalità è bellissimo e scritturale, ma non dovrà mai essere pretesa a motivo del nostro status, “perché siamo servi di Dio”. Dio quando manda , raccomanda: dovrà provvedere per il loro lavoro e la famiglia in qualche modo che sarà dignitoso, chiaro e legale. Sarà comunque una sfida di fede continua. Nee afferma : “I servi di Dio sono iscritti nel libro paga di Dio”.

UN SERVIZIO ITINERANTE :mandati due a due
A differenza di anziani e diaconi, che vediamo nel Nuovo Testamento come ministeri essenzialmente locali, i doni dell’Asceso Signore, primi tra i quali l’apostolo e il profeta, sono chiaramente itineranti, cioè forse con una “base” fissa, ma con un lavoro che si sposta di qua e di là.

Se pensiamo a Pietro e Giovanni (Pietro senz’altro apostolo dei Giudei, e Giovanni, anche egli apostolo tra i dodici, però senz’altro usato come profeta nell’Apocalisse), Barnaba e Paolo, Paolo e Sila, Andronico e Giunia… vediamo che si rispecchia l’abitudine di Gesù di “mandarli a due a due” in missione;

vi sono anche dei casi di “apostolo e profeta” combinati dall’Eterno, come quando Paolo si venne a trovare a Cesarea, in casa di Filippo l’evangelista, e vi capitò pure Agabo il profeta. Questa presenza a due riflette le parole della legge che ogni parola sarà confermata in bocca di due (o tre) testimoni. Due sono meglio di uno, perché intanto si spalleggiano, poi si consigliano, ed infine si contrastano, che è anche buono se porta poi alla moltiplicazione delle coppie missionarie, come successe con Paolo e Barnaba!

Anche nel Vecchio Testamento troviamo Mosè ed Aronne, poi Mosè e Giosuè, Debora (profetessa) e Barac (mandato, ma un po’ troppo timoroso di andare forse sulla parola di una sorella), Nehemia e il suo trombettiere. Su quest’ultimo sarebbe carino ricordare che lui “fu mandato” a ricostruire le mura, ed il trombettiere “stava accanto a lui per suonare la tromba e radunare tutti alla battaglia” (Nehem. 4:12-14), che somiglia al profeta che dà indicazioni spirituali all’apostolo ed al popolo di Dio.

UN SERVIZIO AUTOREVOLE
In quanto “ministeri portanti”, apostoli e profeti formano la base della Chiesa, e questo ha un doppio significato.

Certo, gli scritti apostolici e profetici che ci hanno lasciato gli scrittori del Nuovo Testamento, fondati essi stessi sulla pietra angolare che è Cristo, ci hanno permesso di costruire sopra; però vi è anche un senso più odierno, in quanto oggi apostoli e profeti che vanno e parlano, agiscono e consigliano, si prendono la responsabilità di supportare quelli che si appoggiano sulla loro parola. Cioè, noi non possiamo dire a un fratello “Vai, nel nome del Signore!” e dopo lavarcene le mani come se niente fosse. Come minimo, abbiamo il dovere di seguire il fratello, di aiutarlo nei consigli e nelle decisioni, anche di visitarlo quando è possibile, come vediamo Paolo fare con i fratelli corinzi, i galati, i suoi prediletti Timoteo e Tito, e così via.

Il coinvolgimento dell’apostolo Paolo durò tutta la sua vita, anche se lui come tutti ebbe le sue delusioni; e noi oggi dobbiamo seguire questo esempio. Questa autorità “paterna” dell’apostolato, che deve prendere decisioni ed aiutare a prenderne, ed il consiglio “materno” del profetismo, che esorta, edifica e consola (e dà anche direzione, nel ministero) faranno “figli sani”, che avranno dei validi punti di riferimento umani, oltre chiaramente al Signore, che è l’unico che non ci deluderà mai.

Quindi, apostolato e profetismo sono diaconie portanti, servizi importanti. Non essenziali, perché una comunità potrà farne a meno: ma non godrà di quel contatto con “il resto del Corpo di Cristo” che il Signore ci ha regalato.

Non onnipotenti, perché onnipotente è solo il Signore. Non onnipresenti, perché dobbiamo imparare a gestire autorità “nella Chiesa universale” e delegare autorità ai ministri della chiesa locale. Ma utili, diaconi della Chiesa universale, servi umili di un Dio che ha creato tanti ministeri, tutti un po’ diversi, come le impronte digitali delle dita delle nostre mani.

Andrea Thomas (7.7.99) / Paolo Montecchi (Comiso 3.08.09)