La natura di un vero figlio spirituale

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Il concetto di avere un padre una madre oltre quelli naturali è difficile da accettare e comprendere per noi occidentali. Nelle altre culture comune per esempio in Africa non è così. La paternità e la figliolanza spirituale sono due concetti molto importanti che meritano un approfondimento per conoscere i risvolti pratici di queste realtà . La bibbia ci parla di questi rapporti : Eli divenne il padre spirituale di Samuele, Elia adottò spiritualmente Eliseo , infatti Eliseo lo chiamava “ Padre mio” (2 Re 2:12).

Il legame che c’era tra Paolo e Timoteo è evidente a tutti. Paolo chiamava Timoteo “ Mio vero figlio nella fede”( 1Tim 1:2) e “mio figliuolo diletto e fedele nel Signore” (1 cor 4.17). Paolo si riferisce a Tito come “ mio vero figliuolo secondo la fede che ci è comune” (Tito 1:4). Di Onesimo, Paolo dice “ti prego per il mio figliuolo che ho generato nelle mie catene” ( Filemone 10). La realtà è cio che proclama la scrittura per le parole di Paolo “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo.” (1 Cor 4.15)

Durante il corso della mia vita sono stato istruito ed ispirato da molti meravigliosi uomini di Dio , ma posso dire che ci sono stati solo due uomini che hanno particolarmente influenzato la mia vita e che posso considerare miei padri spirituali. La natura di un vero figlio spirituale non si impara in una classe di scuola biblica, è una rivelazione che viene da Dio e necessita di un certo periodo di travaglio. Non perché qualcuno ti conduce a Gesù può definirsi tuo padre spirituale. Gli evangelisti sono piuttosto come delle levatrici: portano una persona alla nascita, ma non danno la nascita. Solo Dio da la nascita attraverso il miracolo della rigenerazione.

Quando si parla di paternità nel nuovo testamento si intende il lavoro di qualcuno che ha la capacità di unire le persone in una famiglia spirituale e farle crescere in Cristo. Quindi non solo la salvezza , ma anche la crescita e la maturità in Cristo. Vediamo quindi alcune caratteristiche fondamentali che possiamo aspettarci da un vero figlio spirituale.

1,un vero figlio spirituale ha lo stesso animo del padre.

“ Infatti, non ho nessuno d’animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre,perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre”.

paolo e timoteoPaolo poteva fidarsi di Timoteo come di se stesso, conosceva l’ animo del suo figlio e sapeva che era uguale al suo. Quando hai un figlio che cammina in amore e sottomissione vicino a te, ti ubbidisce e la pensa come te non hai bisogno di chiederti o di pensare che cosa farà o come si comporterà in mezzo a delle situazioni di bisogno: farà esattamente quello che tu avresti fatto. Infatti il suo agire verrà spontaneo dal suo cuore per il deposito che è stato messo in lui nel corso degli anni. Tempo fa ho avuto una collaborazione con una coppia ministeriale ed u na delle domande che mi veniva fatta spesso era “ Cosa ti aspetti da noi?” . Era una domanda che sempre mi poneva in imbarazzo perché io non riuscivo a quantificare la misura del lavoro e del risultato in termini di impegno e di coinvolgimento. Infatti io mi aspettavo tutto perché li avevo invitati ad essere parte della nostra famiglia spirituale ed a condividere con noi gioie e dolori. Quando sei parte di una famiglia non stai a formalizzare quali sono le aspettative dei tuoi figli o delle persone che vivono con te. Ed è normale che ci siano delle aspettative e che queste ci coinvolgano totalmente. L’amore reciproco e l’unità della famiglia ci portano poi a perdonarci ed a sostenerci reciprocamente quando le aspettative dichiarate o meno non sono perfettamente realizzate. Dai nostri figli non ci aspettiamo un rapporto di “ performance”, ma piuttosto un rapporto di amore che porti al raggiungimento degli scopi e di risultati comuni. Ancora ciò che deve condurci è la grazia e non la legge.

Ovviamente questo non esclude la presentazione di mete da raggiungere e la discussione di come queste mete dovrebbero essere raggiunte, questo è parte di una efficace comunicazione. Ma ciò a cui dobbiamo mirare è che stando insieme nel corso del tempo si radichino nel cuore quelli che sono i geni comuni, si trasmetta il nostro DNA in modo che l’osservanza delle regole diventi un fatto spontaneo e le rispettive agende personali si conformino alle regole comuni. L’appartenenza alla famiglia spirituale non è data dalla osservanza di regole , ma dal tempo che prendiamo per coltivare le nostre relazioni, guardando cosa dobbiamo fare e scoprendo gradualmente la relazione oltre il nostro “modus operandi” .

2.un vero figlio spirituale serve fedelmente il proprio padre

Un vero figlio non compete con suo padre,ma è completamente soddisfatto dal servizio che gli rende. Infatti sa che anche lui è parte degli affari di famiglia. Un figlio non dice “ la casa di mio padre”, ma piuttosto “ la mia casa”. Il papà, la casa e lui sono uno stesso affare, appartengono alla medesima famiglia e sono una stessa cosa. Appartenenza e proprietà sono intimamente legate insieme. Ribadisco il concetto:un vero figlio spirituale è felice di servire fedelmente nella casa di suo padre. Questo è quanto viene descritto in 1 Re 19:19-21 “Elia si partì di là e trovò Eliseo, figliuolo di Shafat, il quale arava, avendo dodici paia di buoi davanti a sé; ed egli stesso guidava il dodicesimo paio.

Elia, avvicinatosi a lui, gli gittò addosso il suo mantello. Ed Eliseo, lasciati i buoi, corse dietro ad Elia, e disse: ‘Ti prego, lascia ch’io vada a dar un bacio a mio padre e a mia madre, e poi ti seguirò’. Elia gli rispose: ‘Va’ e torna; ma pensa a quel che t’ho fatto!’ Dopo essersi allontanato da Elia, Eliseo tornò a prendere un paio di bovi, e li offrì in sacrifizio; con le legna degli arnesi de’ buoi ne cosse le carni, e le diede alla gente, che le mangiò. Poi si levò, seguitò Elia, e si mise al suo servizio.”

Eliseo aveva ricevuto l’investitura da Elia,un giorno egli avrebbe preso l’eredità spirituale di lui e sarebbe stato riconosciuto come profeta. Ora lasciava la casa di suo padre naturale per iniziare a servire Elia come un figlio spirituale. La stessa cosa è avvenuta per Timoteo, lasciata la sua casa materna ha iniziato a servire Paolo al punto che Paolo puo dire “ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre”.

3, un vero figlio spirituale rimane attacato a suo padre ed alla famiglia di suo padre.

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Un vero figlio non entra nella famiglia solo per un tempo per poi abbandonarla, inizia e finisce la sua vita con la famiglia! Non dipende dal tempo e dalle circostanze, persevera nel rapporto con il padre e con il resto della famiglia. La storia di Ruth ci parla di quest’aspetto. I figli di Naomi erano entrambi morti e lei decide di tornare al suo paese. Nel porre in essere la sua decisione parla alle nuore:“«Andate, tornate ciascuna a casa di sua madre; il SIGNORE sia buono con voi, come voi siete state con quelli che sono morti, e con me! Il SIGNORE dia a ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un marito!» Le baciò; e quelle si misero a piangere ad alta voce, e le dissero: «No, torneremo con te al tuo popolo». E Naomi rispose: «Tornate indietro, figlie mie! Perché verreste con me? Ho forse ancora dei figli nel mio grembo che possano diventare vostri mariti?Ritornate, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi; e anche se dicessi: “Ne ho speranza”, e anche se avessi stanotte un marito, e partorissi dei figli, aspettereste voi finché fossero grandi? Rinuncereste a sposarvi? No, figlie mie! Io ho tristezza molto più di voi, perché la mano del SIGNORE si è stesa contro di me».Allora esse piansero ad alta voce di nuovo; e Orpa baciò la suocera, ma Rut non si staccò da lei. Naomi disse a Rut: «Ecco, tua cognata se n’è tornata al suo popolo e ai suoi dèi; torna indietro anche tu, come tua cognata!» Ma Rut rispose: «Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io, e là sarò sepolta.” Ho sperimentato personalmente persone come Orpa: piangono insieme a te e ti baciano ma alla fine la scelta è di farsi la loro vita; prendono la loro strada e si dimenticano di tutto. Non c’è niente di male o di ingiusto nel prendere la propria strada, solo che non c’è vero attaccamento filiale o anzi c’è una malcelata ribellione. Sei un padre finchè sei utile, poi stop. Grazie a Dio però per persone come Ruth che “non si staccò da lei” che dichiarano il loro legame di patto ” Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io, e là sarò sepolta.”. I veri figli spirituali sono questi, non quelli che baciano e poi se ne vanno. La fedeltà di Ruth la moabita ha permesso la nascita del Cristo dalla discendenza di Davide. Ci sono cose che senza che noi lo sappiamo producono frutti eterni. un vero figlio spirituale da buona prova di sé .

4. Un vero figlio si preoccupa della reputazione di suo padre

Sa che la sua reputazione è intimamente legata con quella di suo padre. Ciò fa di bene non solo onorerà lui , ma anche suo padre; ugualmente ciò che farà di male disonorerà anche suo padre. Ovviamente tutti sappiamo che non esistono padri perfetti, sia nella famiglia naturale che in quella spirituale, ma la spinta naturale di un figlio che ama sarà di avere rispetto e dare onore a suo padre. Quando Noè pianto la vigna , si ubriaco e si trovò nudo a terra. Il figlio minore si fece beffe di suo padre, “Ma Sem e Iafet presero il suo mantello, se lo misero insieme sulle spalle e, camminando all’indietro, coprirono la nudità del loro padre. Siccome avevano il viso rivolto dalla parte opposta, non videro la nudità del loro padre.” (Gen. 9: 23) La conseguenza di aver onorato il proprio padre fu che Sem e Iafet ricevettero una benedizione che fu tramandata a tutte le generazioni successive. Un vero figlio non espone il padre alla vergogna, perché sa che così facendo espone anche se stesso alla vergona, quella di suo padre è anche la sua vergogna. Paolo Poteva dire di Timoteo che era stato leale : “ voi conoscete la buona prova da lui data “. Aveva servito fedelmente Lui e la chiesa

5. un vero figlio spirituale è felice di rappresentare suo padre

Il principio è chiaramente esemplificato nel servizio di Cristo al Padre: Gesù dunque disse loro: Quando avrete innalzato il Figliuol dell’uomo, allora conoscerete che son io (il Cristo) e che non fo nulla da me, ma dico queste cose secondo che il Padre m’ha insegnato. Paolo scrive ai Corinti :“Appunto per questo vi ho mandato Timoteo, che è mio caro e fedele figlio nel Signore; egli vi ricorderà come io mi comporto in Cristo Gesù, e come insegno dappertutto, in ogni chiesa “ (1Co 4:17)Stare in questa posizione di servizio e sottomissione non significa avere un ruolo secondario. Ho visto molti casi di persone che hanno voluto cercare il proprio ruolo , hanno cercato di affermare la propria personale identità e portare avanti il loro personale lavoro senza poi avere alcun successo in questo. Così invece di essere l’avanguardia di qualcosa che poteva fare una sostanziale differenza hanno finito per essere in una situazione di nessun vero significato. Se solo fossero stati contenti di stare vicino ai loro padri per essere inviati da lui come parte del ruolo da svolgere per il servizio alle chiese, se solo fossero stati felici di rappresentarlo facendo parte della sua squadra sarebbero stati parte di un lavoro che avrebbe prodotto una grande influenza. Timoteo dimostra di essere stato felice nell’essere l’assitente di Paolo e di essere coinvolto con sempre maggiori responsabilità in relazione al minsterio di Paolo come un apostolo sovraintendente sopra chiese molto strategiche comprese la chiesa di Corinto, Efeso e Filippi.

6. un vero figlio spirituale impara dal padre 

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In Proverbi 4:1-13 leggiamo Ascoltate, o figli, l’istruzione di un padre e fate attenzione per conoscere la verità, poiché io vi do una buona dottrina;non abbandonate il mio insegnamento. Anch’io sono stato un figlio per mio padre,tenero e caro agli occhi di mia madre. Egli mi istruiva dicendomi:«Il tuo cuore ritenga le mie parole;custodisci i miei precetti e vivrai. Acquista la sapienza, acquista l’intelligenza;non dimenticare le parole della mia bocca e non allontanartene mai. Non abbandonarla ed essa ti custodirà, amala e veglierà su di te. Pincipio della sapienza: acquista la sapienza; a costo di tutto ciò che possiedi acquista l’intelligenza. Stimala ed essa ti esalterà, sarà la tua gloria, se l’abbraccerai. Una corona di grazia porrà sul tuo capo, con un diadema di gloria ti cingerà». Ascolta, figlio mio, e accogli le mie parole ed esse moltiplicheranno gli anni della tua vita. Ti indico la via della sapienza; ti guido per i sentieri della rettitudine. Quando cammini non saranno intralciati i tuoi passi, e se corri, non inciamperai. Attieniti alla disciplina, non lasciarla, pràticala, perché essa è la tua vita. Sostanzialmente: l’istruzione è la tua vita, prendila dalla vita di tuo padre! Assumi la vita di tuo padre attraverso la sua istruzione e si orgoglioso di vivere secondo il suo insegnamento. Un vero figlio spirituale non correrà davanti a suo padre, piuttosto lo seguirà e porterà avanti il suo lavoro apprendendo dalla sua esperienza, sapendo che nel corso degli anni ha accumulato un magazzino pieno di conoscenza e di sapienza. Poi in certi momenti della vita non c’è bisogno di molte parole, allora avere un padre e stargli vicino è sufficiente a farci superare molte avversità.

7. un vero figlio spirituale segue le indicazioni di suo padre e aggiusta la sua condotta in linea con quelle.

Una persona che non è in sottomissione al padre e si pone su un livello di uguaglianza avrà sempre qualcosa in più da fare e qualche migliore idea da vendere. Vorrà esprimere sempre la sua opinione anche quando non è richiesto, giusta o sbagliata che sia. L’unica persona che avrebbe potuto giustamente fare questo e stato Gesù il qual però è stato in perfetta armonia con Suo Padre e ha seguito la sua indicazione fino alla fine. Gesù quindi rispose e disse loro: In verità, in verità io vi dico che il Figliuolo non può da se stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa similmente. Giov 5: 19 Gesù sapeva che seguire la guida del Padre non significava in alcuna maniera perdere la sua identità, forza, realizzazione, successo e gloria. La stessa rivelazione dovrebbe essere parte della nostra realtà spirituale prima in relazione al nostro Padre celeste, poi in relazione ai nostri padri terreni.

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Milano 29/12/2008

 

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