Sei una buon guida? Un breve manuale per una leadership efficace.

 

DEFINIZIONE

Un leader è una persona che lavora come “senior partner” con altri membri per raggiungere lo scopo, costruire un team, e soddisfare i bisogni degli individui.

COMPITI DI UN LEADER

In un corso sulla crescita della chiesa è stato chiesto ai partecipanti di fare una lista che indicasse ciò che secondo loro fossero i compiti del pastore (si trattava di un esercizio provocatorio per far riflettere i presenti), e ne sono risultati 14 diverse responsabilità:

  • VISITE. Andare a casa dei membri della chiesa. Visitare porta a porta e nei posti di lavoro e nelle prigioni.
  • INSEGNAMENTO. Esporre le scritture e relazionarle ai tempi del mondo e della vita contemporanea.
  • CONSULENZA. Consigliare le persone sui loro problemi individuali e spirituali.
  • AMMINISTRAZIONE. Servire come un “direttore commerciale” della congregazione, lavorare con la pianificazione e le finanze.
  • EVANGELISMO. Impegnare le persone della comunità che non lo sono, e predicare sermoni evangelistici.
  • TEAM LEADERSHIP. Lavorare insieme con i laici in un gruppo di direzione.
  • FORMAZIONE. Formare i responsabili per insegnare ai gruppi come consigliare, evangelizzare e visitare.
  • IMPEGNO SOCIALE. Essere coinvolto nelle organizzazioni secolari della città.
  • CONDURRE LA CONGREGAZIONE.
  • SVILUPPO PERSONALE.
  • AVERE RESPONSABILITÀ DENOMINAZIONALI ED ECUMENICHE.
  • CONDURRE L’ADORAZIONE.
  • CAPACITARE ALTRI A SCOPRIRE E USARE I LORO DONI.
  • FUNZIONI SACERDOTALI: ministrare i sacramenti e celebrare matrimoni, funerali… spendendo tempo in preghiera.

 

È chiaro che un leader non può fare tutto! Questa lista può essere semplificata a sei funzioni principali:

  • Essere un uomo di Dio;
  • Essere un leader: chiamato a dare una conduzione alla lode, come in generale alla vita della chiesa;
  • Essere un insegnante: il gregge ha bisogno di erba;
  • Esercitare la cura pastorale;
  • Essere un evangelista: i perduti hanno bisogno di essere salvati;
  • Essere un formatore: il popolo di Dio ha bisogno di essere formato per il servizio.

Può sembrare ancora molto, ma nessuno di questi ruoli è esclusivo del pastore. Tutte queste funzioni possono essere condivise, ma non tutte possono essere delegate. Prima di tutto non si può delegare la chiamata ad essere un uomo appartato per Dio; inoltre non possono delegarsi la chiamata ad essere un conduttore, un insegnate e un formatore (capacitante). Gli altri ruoli non possono essere mai negletti: la cura pastorale, l’evangelismo e l’azione sociale. Questo non significa che il pastore non è coinvolto personalmente in queste aree, ma che il peso di queste importanti aree di servizio cristiano sarà portato da altri. Il pastore deve assicurasi che la cura pastorale, l’evangelismo e l’azione sociale siano portati avanti dalla chiesa.

Croucher: “i tuoi compiti sono solo tre: pregare, insegnare e formare/delegare ( Es. 18:13 At. 6:1-4).spendere le mattine con Dio,i pomeriggi (circa tre) con le persone (metà del tempo con le persone candidate ad essere i leader) e il resto (dopo un giorno di riposo) in amministrazione.

SICUREZZA INTERIORE

Un pastore deve essere prima di tutto sicuro della sua chiamata e dei doni ricevuti da Dio. L’esperienza mostra che l’insicurezza è uno dei grandi problemi del ministerio pastorale. Chi è insicuro diventa geloso e spaventato dalla crescita del ministro che gli è associato.

Al momento della scelta si deve porre un’attenzione particolare al profilo psicologico della persona candidata. Le domande da fare potrebbero essere le seguenti:

  • Manchi di autosicurezza?
  • Sovrabbondi di autoconfidanza?
  • Sei naturalmente sicuro?
  • Come risponde al criticismo?
  • Accetta e agisce su esso, se è costruttivo?
  • Incassa anche se non è costruttivo?
  • Reagisce negativamente contro ogni forma di criticismo?
  • Prende l’offesa e reagisce nella medesima maniera?
  • Prende l’offesa e reagisce rinchiudendo tutto in se stesso?
  • Il ministero pastorale richiede una sicurezza interiore profonda, altrimenti non si potrà lavorare con altri in maniera efficace.

Quando si dovrebbe prendere in considerazione di avere un pastore associato o un assistente pastore a tempo pieno?
Prima che la chiesa superi la soglia di 250/300 persone è necessario che il pastore sia supportato da un efficiente ufficio di segreteria. Per lavorare bene con i propri associati è necessario avere una certa disciplina nei rapporti.

La comunicazione è vitale: ci deve essere sempre una reciproca informazione.Apertura: sii aperto, condividi ogni cosa.

Fiducia

Bisogna definire le aree di responsabilità, e dare la libertà di lavorare in quella responsabilità, anche se non lo fa nel tuo modo. Questo aiuterà la persona a sapere quale fiducia ha il pastore responsabile su lui;

Responsabilità
Rispetto:della chiamata, dei doni,della formazione e della personalità. Impara come usare creativamente i doni e i talenti degli associati. Riconosci i tuoi limiti e quelli degli altri;
Pazienza:non aspettarti troppo, troppo presto: la relazione cresce gradualmente;
Franchezza:”sii onesto con gentilezza”. Combatti il problema appena emerge, non permettere che fermenti. L’arrabbiatura di oggi potrebbe essere il risentimento di domani e la rottura della prossima settimana.

Lealtà

Non portare mai le persone a lottare le une contro le altre.
Buoni rapporti: sono assolutamente vitali: conoscili come persone e non solo come colleghi di lavoro. Il rapporto tra un pastore principale e il suo aiutante è come un matrimonio. Da una parte c’è il pastore principale che porta tutta la responsabilità. All’interno di questa relazione c’è amore, fiducia reciproca, incoraggiamento e una determinazione a lavorare armoniosamente insieme.

Per lavorare con altri e in particolare con co-servitori il pastore deve mantenere una disciplina di se stesso per mantenere sani rapporti. I rapporti non sono cose che vengono da sé; devono essere costruiti.

DEFINIRE L’OBIETTIVO

Gesù prima di salire in cielo diede ai suoi discepoli un chiaro mandato che oggi definiamo come  “il grande mandato  Tutti siamo anche oggi impegnati a portare a termine , ad adempier quanto detto in  Mt. 28:16-20

“Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

A Gerusalemme  dopo la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste , Pietro pronunciò parole potenti ispirate dallo Spirito Santo: At. 2:17

Negli ultimi giorni, dice il Signore,
Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona;
i vostri figli e le vostre figlie profeteranno,
i vostri giovani avranno visioni
e i vostri anziani faranno dei sogni. 

… allora proviamo a sognare!

IL MIO SOGNO

io sogno una chiesa che adora

dove l’adorazione è eccitante e vigorosa

dove le persone si aspettano di incontrare Dio

dove la domenica è un giorno da non omettere

dove la celebrazione è un punto focale e anche dove la contemplazione e l’umiltà sono trovate

dove l’adorazione è strutturata ed anche libera e fluente

dove la cena del Signore è centrale

dove sia i bambini che gli adulti hanno il senso della vita dello Spirito

Io sogno una chiesa biblica

dove la parola di Dio è al centro

dove l’esposizione della parola di Dio occupa un posto d’onore

dove è predicato l’intero consiglio di Dio

dove le persone aspettano che Dio gli parli

dove lo studio è ben combinato con la devozione

dove un gran numero di corsi è offerto

dove tutti sono incoraggiati a studiare ed imparare

Io sogno una chiesa che prega

dove la preghiera è vista come un privilegio anziché un obbligo

dove le persone si aspettano che Dio ascolti le loro preghiera

dove mariti e mogli pregano insieme

dove famiglie pregano insieme

dove i membri di chiese pregano con e per l’altro

dove i Leaders pregano regolarmente insieme

dove si prega per i culti, e le necessità del mondo no sono dimenticate

Io sogno una chiesa ripiena di Spirito Santo

dove tutti sono aperti allo Spirito

dove le persone sono alla ricerca per essere costantemente riempiti di Spirito

dove le persone si aspettano di vedere Dio al lavoro

dove le persone non hanno paura di inoltrarsi profondamente nella vita spirituale

dove nessun dono è sottovalutato o sopravalutato

dove ogni membro ha un ruolo da giocare, perché ogni membro ha un dono

dove le persone si sentono libere di esprimere l’ amore le une per le altre e per i l Signore.

Io sogno una chiesa come una famiglia

dove tutti si sentono di appartenervi

dove tutti i membri sono portati insieme nelle cellule familiari

dove tutti gioiscono insieme e soffrono insieme

dove si promuove la vita familiare

dove sono soddisfatti i bisogni emozionali e fisici delle persone sole

dove i vecchi si sentono amati e cercati

dove sono benvenute le disavventure della vita familiare

Io sogno una chiesa evangelizzante

dove si vedono nuove persone ad ogni incontro

dove la gente si aspetta di vedere amici vinti per Cristo

dove ogni mese le persone vengono per conoscere il Signor Gesù

dove gli “evangelisti” visitano regolarmente il distretto

dove i giovani sono raggiunti dai loro amici

dove i nuovi cristiani sono incoraggiati a sfruttare il loro vecchi circoli di amicizie

dove i piccoli gruppi sono usati per l’evangelismo.

Io sogno una chiesa servente:

dove i membri servono gli uni agli altri

dove le risorse pratiche della comunione sono condivise

dove il nostro amore gli uni per gli altri sgorga fuori al mondo circostante

dove i membri sono coinvolti nel sociale

dove quelli coinvolti nel sociale sono supportati da altri

dove i bisogni del debole ricevono priorità

dove l’amore di Dio è visto realizzato così bene in azione come in parola.

Io sogno una chiesa liberata:

liberata dalle tradizioni

liberata dall’egocentrismo

liberata dal dovere

liberata dalla pressione del tempo

liberata per servire il mondo

liberata per servire gli uni agli altri

liberata per servire a Dio.

 

BISOGNO DI DIREZIONE!

Qualunque sia l’obiettivo, bisogna che sia prima definito. Questo deve essere fatto in primo luogo dal leader, altrimenti sarà come un cieco che guida un altro cieco. Ci sono troppi leader che vanno avanti con le loro chiese senza una meta specifica. Le loro agende sono piene di attività, ma verso quale scopo? E’ come per un allenamento di calcio: si passa la palla ma nessuno fa gol. Alcune chiese non hanno nessun senso di direzione. Altre stanno combattendo in tutti i tipi di direzione: ci sono gruppi con interessi diversi, con obiettivi diversi, e questo risulta in conflittualità. E’ il disastro. La leadership deve essere in grado di definire il compito, perché senza visione il popolo perisce.

E’ necessario definire una filosofia del ministerio sia per i pastori che per la chiesa, perché anche se la chiesa non vive sulla filosofia, questa aiuta per arrivare all’accordo. Nello stesso tempo non bisogna definire solo gli scopi, ma anche formulare precisi e concreti goal per l’immediato presente.

– Se questo è l’obiettivo, questo è ciò che bisogna fare per raggiungerlo, e questo è come bisogna farlo. –

I goal devono essere ben formulati. Ma bisogna avere un totale assenso della chiesa. Tuttavia alcune mete possono essere prive di significato. Perciò bisogna chiedersi qual è la performance della chiesa alla luce dei nuovi obiettivi: se c’è fede per raggiungerli, se crediamo nel successo non in termini generali ma in termini di raggiungimento degli obiettivi.

Non bisogna essere solo d’accordo con noi stessi, ma cercare di coinvolgere altri. Più persone saranno coinvolte nella formulazione, più possibilità ci sono che la chiesa porti realmente il carico, e che gli obiettivi vengano raggiunti.

Un semplice esercizio da fare con i collaboratori del pastore è rispondere per iscritto ad un questionario come quello con le seguenti domande:

  1. In tre o quattro frasi descrivi le tue speranze per la nostra chiesa. Che cosa ti piacerebbe di vedere questa chiesa divenire e fare nei prossimi anni?
  2. Descrivi cinque punti di forza della nostra chiesa.
  3. Elenca alcune debolezze che vedi nella nostra chiesa.
  4. Quali bisogni ed opportunità vedi come prime priorità per la nostra chiesa nel prossimo anno?

Idealmente questa intervista dovrebbe circolare in buon tempo a tuttii collaboratori, così che le risposte ritornino indietro in tempo, una settimana prima del loro prossimo incontro. Questo dovrebbe permettere al pastore di correlare le risposte e suggerire un modo per andare avanti.

Un altro approccio per definire i goal è quello di definire

  • Forze
  • Debolezze
  • Opportunità
  • Minacce

Questo è per definire gli elementi della chiesa su cui costruire (forze), da cui è necessario non dipendere (debolezze), le aree possibili da sviluppare (opportunità), e quelle cose che è bene evitare (minacce).

Certamente questo può essere un valido strumento di analisi a certi stadi della vita della chiesa.

STABILIRE LE METE E’ UN ARTE!

Una piccola chiesa di 25 membri è inutile che stabilisca la meta di raggiungere 250 membri in un anno! Questa meta è priva di significato perché irraggiungibile.

Ci sono alcune semplici regole da osservare, per stabilire dei goal.

1. devono essere raggiungibili

Alcune mete sono semplici da raggiungere e non richiedono fede. Ma il fare grandi cose per Dio deve essere bilanciato dall’aspettarsi grandi cose da Dio. La fede è un grande catalizzatore per lo Spirito di Dio, ma non deve essere riposta in cose vane, non dobbiamo permettere di riporla in pensieri inutili.

2. devono essere a breve termine

C’è certamente posto per le mete a lungo termine (una meta di questo tipo è quella stabilita oltre i cinque anni) ma una simile programmazione dipende da tutta una serie di fattori che sono assolutamente sconosciuti e frutto solo della speculazione e non della realtà. Se viene adottata una meta a lungo termine, questa deve essere suddivisa in passi a breve termine e questi passi devono essere gli obiettivi di un anno.

3. Devono essere scritti.

Un periodo di un anno può essere lungo in una chiesa poiché a motivo delle circostanze ci sarà bisogno di cambiamento. Così dobbiamo essere pronti ad un continuo riesame. Un goal è qualcosa da raggiungere, non qualcosa che ci incatena. Ogni chiesa deve avere la libertà di dire “Abbiamo sbagliato”. E’ necessario avere la libertà di ridefinire i propri goal, anche all’interno del periodo di dodici mesi. Talvolta è necessario cambiarli perché ci sono ragioni negative. Così magari abbiamo sottostimato qualcosa dal quale riceviamo di più, allora è necessario cambiare.

4. Devono essere misurabili.

Solo quando gli obiettivi sono stabiliti in termini misurabili possiamo stabilire se abbiamo avuto successo o meno. Non basta dire che vogliamo fare più discepoli nel prossimo anno. Occorre stabilire esattamente quanti. Una chiesa può stabilire in fede un target di 10 persone da essere battezzate nel prossimo anno. Questo significa credere in Dio e lavorare per questo. Misurare la crescita è molto difficile: qui il target può essere semplicemente l’inizio di nuovigruppi di studi biblici.

5. Devono essere valutabili.

Ci deve essere sempre un momento in cui valutiamo i nostri obiettivi. Può essere alla fine dell’anno o in qualsiasi altro momento, ma ci deve essere. Talvolta questo può essere un esercizio non troppo confortante quando dobbiamo accettare il fatto che non abbiamo raggiunto ciò che volevamo raggiungere. Così per esempio invece di 20 persone coinvolte per la missione ce ne sono solo due. Ma è solo considerando i nostri errori che possiamo imparare da questi per avere progresso. È possibile che i goal stabiliti in un primo tempo non fossero realistici. È possibile che invece abbiamo fallito nel modo di raggiungere gli obiettivi: le persone sono state coinvolte ma l’organizzazione è stata sbagliata.

Comunque dobbiamo sempre imparare dai nostri errori. Spurgeon disse ” L’uomo che non fa mai un errore, non compirà mai niente”

6. Devono essere personali

Nel senso che devono essere personali alla chiesa non solo al leader. Bisogna che siano personalizzati da tutti, altrimenti non si arriverà a niente. Nessun bravo pastore impone i suoi goal alla chiesa senza che prima non ci sia una qualche discussione. Se ne deve parlare affinché siano accettati da tutti. Solo allora le persone si impegneranno per realizzarli

STABILIRE LE METE È UN PROCESSO

1. Iniziare con un sogno

Se una chiesa va nella direzione che Dio vuole che vada, allora i suoi leader devono prendere tempo per “sognare dei sogni” e per “vedere delle visioni”. Prendere tempo per aprire la loro mente a Dio e sottomettere i loro pensieri a Lui. Perché questo accada il tempo è essenziale. es. Maria ai piedi del maestro, mentre si tende ad identificarsi con Marta.

Avere un giorno con i collaboratori per stabilire quali sono le priorità della chiesa; ma il processo per sognare sogni dovrebbe essere iniziato prima nel loro studio, avendo tempo per pensare e per pregare. Essi hanno il tempo che i loro collaboratori non hanno. Una parte del loro ruolo di leadership è quello di usare questo tempo per pensare e pregare.

Sognare e pregare può essere un duro lavoro, perché l’ispirazione non viene sempre come lampi di luce. Dio si aspetta che i Suoi servi usino la loro mente nella ricerca della Sua volontà.

2. Testare la visione

Una volta ricevuta bisogna testarla. Lo si fa parlandone prima con i primi responsabili della chiesa. Se lo Spirito guida uno, normalmente guida tutti. Il processo di testazione non è tra i più semplici, e può risultare difficile comprendere quando è la volontà di Do e quando quella dell’uomo. Comunque è un passo vitale del processo.

Testare rende più facile al leader quello che realmente deve condividere.

3. Formulare e condividere i Goals

Dopo avuta la visione e raggiunto l’accordo, i leader devono formulare e condividere i goal con la chiesa. Questo fa parte del processo di comunicazione: le persone hanno bisogno di sapere dove stanno andando, quale strategia deve essere adottata per combattere la battaglia.

“Ogni soldato deve conoscere prima di andare nella battaglia come la sua piccola battaglia che egli sta per combattere è posta nel più largo disegno, e come il successo del suo combattimento influenzerà l’intera battaglia.”

L’incontro annuale della chiesa

Se il processo è stato seguito, ci dovrebbe essere un incontro dove oltre al rapporto annuale del lavoro svolto si dovrebbero proporre i goal proposti dal gruppo dei conduttori (leadership team). Questo permette una verifica e una valutazione. Non solo gli obiettivi generali della chiesa dovrebbero essere fissati, ma anche gli obiettivi e le attività dei singoli gruppi.

Queste le domande a cui si potrebbe rispondere:

  • Quale è il tuo piano per il prossimo anno?
  • Come sono correlati questi obiettivi con gli obiettivi generali della chiesa?
  • Quali sono in termini specifici i programmi da utilizzare per raggiungere questi obiettivi?
  • Quali saranno le risorse di cui avrai bisogno per sviluppare questi programmi nel prossimo anno?
  • Quali di queste risorse sono state impegnate per questi programmi?

RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI

Dopo aver fissato gli obiettivi e raggiunto l’accordo ancora non si è fatto nulla se non si mobilizza la chiesa verso il raggiungimento dello scopo. Perciò la domanda a cui si deve rispondere ora è “come può un leader mobilitare la chiesa per l’azione? In altre parole come può un leader essere sicuro che la chiesa vive per soddisfare gli altri piuttosto che se stessa? Come può coinvolgerla nella missione, una volta definito che la sua missione è l’evangelismo e l’impegno sociale?

1. Mobilitare la chiesa per l’evangelismo

Nessun vero pastore può disinteressarsi dei perduti. Gc. 10:16; Mt. 18:12-14 2 Tim. 4:5.

Comunque un pastore non può vincere il mondo da solo. Il suo primo compito è di motivare gli altri a condividere la loro fede. I credenti “ordinari” sono coloro che sono in prima linea ed a contatto col mondo più di tutti, perciò loro devono essere motivati e mobilitati.

Essere evangelistici nella dottrina non significa necessariamente essere evangelistici nella pratica.

Alcuni anni fa Hildenborough Hall fece una cartolina chiamata “On target Strategy”. Dichiarò che tutto il mondo poteva essere convertito in sei anni se ogni credente avesse condotto a Cristo una persona ogni anno. Poi in un modo grafico fece sì che in una speciale parte della cartolina si potessero scrivere i nomi di 6 persone che avevano bisogno di Gesù e che “sono la mia prima responsabilità”. Poi incoraggiò le persone a pregare giornalmente per i loro sei amici inconvertiti, incontrandosi insieme per questo e organizzando le loro priorità in modo che potessero spendere del tempo con questi loro sei amici. Questa cartolina fu adottata da Billy Graham per le loro triplette di preghiera. Oggi ha raggiunto tutto il mondo. Se preghiamo, il mondo può essere salvato. Ogni grande movimento missionario è nato in un contesto di preghiera.

Molti dimenticano che il moderno movimento missionario è nato nel 1784 nella ‘chiamata alla preghiera’ della Northamptonshire Baptist association. Questa preghiera aveva cinque scopi:

  1. Risveglio spirituale dei ministri e delle chiese;
  2. conversione dei peccatori;
  3. edificazione dei santi;
  4. risveglio della religione;
  5. glorificazione del nome di Dio;

La storia dimostra che questo si risolse nella fondazione della società missionaria Battista e una crescita in tanti aspetti.

La preghiera cambia le cose, fa sorgere la fede, è il catalizzatore con cui Dio lavora.

“Quando cominci un’avventura comincia con ore di preghiera piuttosto che con ore di conversazione. Il risultato sarà che raggiungerai dei risultati soprannaturali invece che risultati che potevano ottenersi con l’organizzazione”.

 

Incoraggiare i credenti ad uscire dal ghetto e prendere relazioni con altri.

Che succederebbe se in settembre e ottobre si sospendessero le attività delle cellule familiari per dedicarsi a fare nuovi contatti? Una parte della strategia della chiesa è di incoraggiare i nuovi cristiani ad invitare per una cena una coppia di amici non credenti insieme con una coppia di nuovi credenti.

Ognuno spera che non sia necessario spingere i nuovi credenti a condividere la loro fede, normalmente si vede il loro cambiamento, ma tuttavia può essere necessario farlo.

Offrire formazione su come condividere la fede. Se si insegna un modello su come testimoniare, uno scheletro biblico, le persone si sentono più sicure. Su questo scheletro poi possono imbastire la loro esperienza personale. Ogni persona dovrebbe fare un corso di formazione di questo tipo, perciò la cosa migliore è di farlo subito dopo il battesimo, nei programmi di formazione.

Incoraggiare gli “evangelisti”

Tutti sono chiamati a testimoniare, ma non tutti hanno il dono dell’evangelista.

Peter Wagner stima che in una chiesa solo il 10% hanno il dono di evangelizzare e di questi solo lo 0,5% lo mette ad effetto. Abbiamo quindi la sfida di mobilizzare l’altro 90%. Comunque Wagner dice “Mobilizza il 10% dei doni evangelistici e combinalo con i nuovi credenti ed avrai il massimo della potenza evangelistica”.

Come scoprire questo dono? Un mezzo è con le visite evangelistiche: qui si vede subito chi ha il dono e chi non ce l’ha.

Sviluppare una strategia evangelistica

Tutti i grandi magazzini fanno delle offerte speciali per attirare la clientela. Quasi ogni mese c’è qualcosa. Anche la chiesa deve poter dare una varietà di offerte per comunicare la Parola. Da qui nasce il bisogno di una strategia.

Questo potrebbe essere:

  • Un servizio speciale di evangelizzazione ogni mese;
  • Uno speciale festival nelle occasioni del Natale, Pasqua, festa della mamma, etc..
  • Speciali incontri che coinvolgano persone molto conosciute che condividano la loro fede;
  • Incontri con cantanti o musica speciale, come con cori gospel o di colore o per giovani;
  • Più interessanti sono i servizi battesimali, dove gli amici dei battezzandi vengono invitati e così ricevono la predicazione dell’evangelo: la cosa migliore si ha quando il pastore sfida i battezzandi a portare 20 ospiti non credenti!
  • Mini missioni: pasqua e Natale si prestano bene per questo: i credenti hanno un’opportunità per smascherare le bugie fatte dal consumismo per queste feste.
  • Raggiungere gruppi particolari: l’evangelizzazione tra i bambini è un lavoro negletto. È una sfida lo sviluppare speciali strategie per vincere questo gruppo. La forma tradizionale della scuola domenicale non è adatta a questo scopo.
  • Il gruppo degli uomini: solitamente nelle chiese vi sono più donne che uomini. Per raggiungere gli uomini bisogna lavorare con il loro stomaco e quindi organizzare dei banchetti speciali per evangelizzarli. Così altri speciali gruppi sono i single, gli sposati, etc.

Farsi tutto a tutti pur di salvarne alcuni!

2. Mobilitare la chiesa per l’azione sociale.

La missione della chiesa non è solo l’evangelismo. La compassione ci richiede che ci interessiamo dei bisogni sociali delle persone che sono intorno a noi. Comunque il pastore non può e non deve cercare di incontrare i bisogni della comunità dove vive. Il suo compito primo è mobilitare la chiesa per farlo, in maniera che anche questa diventi il compito della chiesa, così come l’evangelismo.

Come per l’evangelismo, la preghiera è la chiave. Poi certe volte la predicazione sarà su cose che concernono quel tempo e su bisogni come riportati dalle associazioni internazionali. Questo non significa fare una predicazione politica, ma nemmeno deve essere estranea del tutto ai problemi morali del giorno. Nella preghiera invece potranno sempre riportarsi i soggetti specifici. Questo porterà un cambiamento di attitudine in tutta la chiesa.

Per questo ci si può avvalere di persone che sono coinvolte professionalmente nella società in vari tipi di servizi: medici, insegnanti, bambinaie, che potranno essere di supporto per coloro che non sono professionisti. Loro così avranno un’opportunità di servire, e la chiesa ne riceverà beneficio. Il pastore deve essere certo che queste persone siano coinvolte.

Incoraggiare i volontari a partecipare agli organismi dove si esprime la vita pubblica della società civile.

Incoraggiare la chiesa a sviluppare progetti destinati a servire alle persone che sono presenti nella sua area, es. un club per anziani, per le mamme, o raccogliere soldi per una casa per anziani o in dicembre aiutare coloro che sono malati mentalmente così che i loro genitori possano fare le spese di natale.

La cosa importante è che attraverso tutti questi mezzi la chiesa sia vista come qualcosa che cura e che viene incontro ai bisogni di coloro che hanno bisogno di cura.

L’evangelismo e l’azione sociale sono entrambi parti essenziali della missione della chiea ed entrambe le attività necessitano dell’attenzione del pastore per condurre la chiesa olte lo status quo e portala a compiere la sua missione.

 

IL TEAM 

Ricordiamo la nostra definizione di Leader: “Un buon leader lavora come senior partner con altri membri per raggiungere lo scopo , costruire il team e soddisfare i bisogni inidviduali”

a. La chiesa come un team.

In prima istanza la chiesa è il team con cui il pastore è chiamato a lavorare. Molti non concordano con questo. Il ruolo del pastore è di portare a saldare insieme le attività che ognuno compie per proprio conto affinché lavorino tutte insieme dirette verso un unico obiettivo: in un team.

Questo non è facile, anzi più la chiesa è grande più difficile è il compito.

Sono stati definiti 9 diversi punti di debolezza per i team molto numerosi, ma questi punti non sono insuperabili:

  1. difficoltà nel selezionare persone;
  2. frequenti cambiamenti nel gruppo di conduzione;
  3. trovare il giusto posto per ogni persona in modo che possa essere giustamente inserito;
  4. la comunicazionetra le persone si presta a molti errori;
  5. fissare incontri che vadano bene a tutti;
  6. sviluppare rapporti ( in un gruppo di 15 persone ci sono 210 opportunita di relazione ono-to-one);
  7. scilippare  le capacità dei mebri del team
  8. dare abbastanza spazio da permettere a tutti i membri di dare il loro contributo;
  9. il pericolo della formazione di sottogruppi che produano conflitti.

 

Introdurre dei cambiamenti

La chiesa dovrebbe per sua natura essere un corpo che facilmente si adatta ai cambiamenti, allo stesso modo di come l’acqua è naturale per una papera, ma purtroppo non è così. Questo perché nonostante si predichi un messaggio di cambiamento la chiesa tende a divenire una istituzione; questo significa organizzazione e quindi stabilità. Il movimento è divenuto un monumento.

Per portare cambiamento è sufficiente riconoscere che abbiamo bisogno del cambiamento, bisogna essere capaci di portare avanti il cambiamento. E’ facile per tutti rompere le uova senza che poi queste diventino omelette.

IL CAMBIAMENTO COMPORTA UN PROCESSO

I passi da compierei sono:

  • conoscenz
  • persuasione
  • decisione
  • conferma

1.Conoscenza

Una chiesa ha bisogno di conoscere perché il cambiamento che si propone è necessario e che cosa questo comporterà. Si tratta quindi di due stadi:

comprensione del perché il cambiamento è necessario: questa è la chiave del processo di cambiamento, perché sarà accettato solo se sarà visto come veramente necessario. Si può dire che il cambiamento avverrà in diretta proporzionalità al senso del bisogno.

ricevere una direzione specifica: avere il senso del bisogno non è sufficiente, deve essere precisamente chiarito il cambiamento che si vuole proporre. Così per esempio si può proporre che in vista di una più larga partecipazione delle famiglie al culto della mattina questo può essere anticipato nel suo inizio alle ore 10.00.

il cambiamento spesso include degli elementi di incertezza e perciò è necessario parlare bene su quali sono i passi che devono essere fatti.

2. Persuasione

Una volta compresa la necessità del cambiamento, c’è bisogno di persuadere affinchè il cambiamento sia portato a termine da tutti. Non c’è da sorprendersi se le risposte sono negative; la maggior parte delle persone non accetta nessun tipo di cambiamento.

La persuasione deve essere portata avanti sulla base di persona a persona, specialmente nei piccoli gruppi. L’incontro della chiesa non è il luogo ideale per iniziare questo processo, per il semplice motivo che una risposta pubblica coinvolge le persone in maniera permanente, ed è molto difficile poi tirarsi indietro da una posizione presa pubblicamente.

Il pastore poi, se specialmente è arrivato da poco nella comunità, deve prima convincere gli “opinion leader” della chiesa (ovvero coloro la cui opinione è presa in alta considerazione dal resto della comunità) parlando loro privatamente. Il cambiamento riesce meglio in un’atmosfera di fiducia. Se la persona di maggior fiducia della chiesa, come un diacono o un anziano, sono conquistati al cambiamento, più facilmente l’intera chiesa lo seguirà. Portare cambiamenti senza avere il supporto degli “opinion leader” significa invitare il disastro.

Un altro efficace mezzo di persuasione sono le cellule familiari. Qui è possibile esprimere le proprie opinioni e dibatterle senza sentirsi accusati o contrastati. A questo punto la discussione è ancora fluida ed è vitale per il pastore guadagnarsi il favore dei leader delle cellule familiari: se questi non sono convinti non si farà nessuna discussione nelle case!

Qualunque sia il metodo usato per persuadere è importante realizzare che sono veramente poche le persone che sono veramente obiettive. Il cambiamento in genere viene valutato in termini personali prima che sia valutato in termini di tutta la chiesa. La sapienza del conduttore sta nel combinare insieme un approccio obiettivo con uno soggettivo.

3. Decisione

Ad un certo punto la chiesa ha bisogno di adottare o respingere il cambiamento proposto. Nelle chiese dove c’è l’assemblea di chiesa questo è il luogo per tale decisione. Comunque se il cambiamento è di qualche significato allora è importante che la decisione non sia conclusa nello stesso incontro di chiesa in cui viene proposto. Ciò vale anche se il problema è stato ben discusso nelle cellule familiari. Informiamo la chiesa che una decisione sarà presa a prossimo incontro, in questo modo la chiesa si sentirà libera di discutere il cambiamento proposto senza che vi sia un senso di incertezza e di paura.

Larry Richards” Il successo di un cambiamento in una chiesa dipende dalla crescita spirituale personale dei membri della chiesa e sul loro senso di libertà di prendere parte liberamente e onestamente nel processo di cambiamento.”

4. Conferma

Finalmente dopo che il cambiamento è stato deciso, la chiesa ha bisogno di confermare la validità della decisione che è stata presa. Perciò il pastore principale farà conoscere ai membri che dopo alcuni mesi la chiesa avrà un’opportunità di riflettere e se necessario rivedere i cambiamenti che sono stati fatti. Questo modo di agire dà ai conservatori una prospettiva diversa e li facilita ad accettare. Vedono in questo un esperimento più che una cosa fissata una volta per sempre, ma una volta che è stato adottato ed ha avuto successo allora è buono permettere alla chiesa di affermare la sapienza della decisione presa precedentemente!

I CAMBIAMENTI NECESSITANO TEMPO

La chiesa non ama le sorprese, queste causano devianti malumori. In altre parole i cambiamenti non possono immediatamente essere sparati sulle persone. Se lo sono, non funzioneranno e non saranno accettati. Il Leader deve riconoscere che i cambiamenti nella vita della chiesa richiedono tempo e pazienza. Le buone idee spesso sono vessate e la chiesa le snobba se il pastore forza la chiesa a prendere una decisione prima che sia veramente pronta per la decisione. Secondo alcuni studi vi sono diversi tipi di persone con diverse capacità di adottare dei cambiamenti. La tabella seguente ce ne da il significato:

  • INNOVATORI: sono il 2,5% del gruppo. Ricevono facilmente i cambiamenti e sono entusiasti di introdurli nel gruppo.
  • PRIMI ADOTTATORI: sono il 13,5% del gruppo. Sono veloci ad accettare il cambiamento, felici di averlo e promuovono la sua introduzione.
  • MAGGIORANZA PRECOCE: sono il 24% del gruppo. Un totale del 50% ora accetta il cambiamento. Molti hanno avuto riserve ma sono stati persuasi e ora persuadono altri.
  • MAGGIORANZA TARDIVA: sono un altro 34%. La maggior parte erano inizialmente resistenti al cambiamento ma gradualmente sono stati vinti a questo.
  • IL RESTANTE 16% ora accetta il cambiamento di malavoglia. I dissidenti rimangono in questo gruppo anche dopo che il cambiamento è diventata una tradizione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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