Sottomissione ed ubbidienza

L’essere umano ha una natura ribelle per questo motivo l’argomento che tratteremo solitamente non è molto gradito.

Quando l’essere umano è diventato ribelle? Dio ci ha creati liberi con la possibilità di scegliere: abbiamo scelto l’indipendenza. Molta gente, comunemente, se la prende con le figure bibliche di Adamo ed Eva. Si è portati a pensare: “Cosa c’entriamo noi che siamo nati oggi con il peccato commesso da loro miliardi di anni fa?”. Ma Adamo ed Eva rappresentano l’umanità. Ognuno, per la propria natura umana, avrebbe fatto la stessa cosa e sappiamo questo perché ancora oggi facciamo lo stesso tipo di scelte.

Noi crediamo che Dio Padre, attraverso il sacrificio di Gesù, può cambiare la natura peccaminosa dal cuore dell’uomo. Dal momento in cui accettiamo Gesù nella nostra vita Dio estirpa la radice peccaminosa, quindi da quel momento in poi noi siamo come Adamo ed Eva. Quando diventiamo credenti, abbiamo la stessa possibilità si scelta del primo uomo e della prima donna sulla terra, siamo liberi di scegliere come loro perché non siamo più dominati dal peccato.

Allora? Anche se siamo credenti, non sbagliamo mai? Facciamo sempre la scelta giusta?
Probabilmente anche noi avremmo fatto lo stesso errore, la stessa scelta al loro posto. Quante volte avremmo potuto fare la scelta giusta e non l’abbiamo fatta? Ma tutti noi, dal momento che abbiamo conosciuto Dio, in Cristo abbiamo la forza di fronteggiare il peccato. La Bibbia ci dice che non saremo mai tentati al di là delle nostre forze (I Corinzi 10:13). Quindi, una volta che abbiamo seguito Gesù, abbiamo la stessa possibilità di Adamo ed Eva di seguire Dio, ma purtroppo molte volte rinneghiamo Dio nelle nostre scelte.

La ribellione si presenta a noi oggi esattamente come si è presentata ad Adamo ed Eva. La ribellione ci urla dentro il desiderio di essere indipendenti: “Non voglio che nessuno mi dica quello che devo fare”. Quando iniziamo a diventare ribelli? Se siamo docili a Dio, ubbidiamo a alle autorità che Dio a messo davanti a noi.
Se siamo ribelli, la prima cosa che non vogliamo è che le persone si intromettano nella nostra vita. Molto spesso si sentono frasi del tipo: “La vita è mia, lo so che sto sbagliando, ma voglio andare avanti così”.

Se ciò fosse buono, Dio lascerebbe che le cose andassero avanti così. Con la ribellione noi ci chiudiamo, combiniamo un pasticcio più grande dell’altro, ci allontaniamo da Dio.
La cosa peggiore è che iniziamo ad odiare noi stessi perché sappiamo qual è la cosa giusta da fare e non riusciamo a farla. Inoltre, non riusciamo più a voler bene alle persone che stanno intorno a noi e le guardiamo con sospetto come se avessero sempre un secondo fine.

Se Dio avesse reputato la ribellione e le sue conseguenze una cosa giusta, ci avrebbe lasciati indipendenti da Lui, ma non siamo in grado di prendere delle decisioni giuste senza Dio. Esiste anche uno spirito di ribellione che è un demone. Lo spirito di ribellione entra nella nostra vita quando noi scegliamo di essere ribelli. Quando noi diciamo di non avere bisogno di Dio, stiamo commettendo lo stesso peccato di Adamo ed Eva. Quando decidiamo di percorre questa strada, a volte siamo anche consapevoli delle conseguenze negative, ma andiamo avanti lo stesso.

Nel Nuovo Testamento noi siamo paragonati alle pecore (I Pietro 5:1-5) le quali generalmente non prendono decisioni da sole e hanno bisogno di due cose: del pastore che ha il bastone e del cane da pastore. Tipicamente il pastore è Gesù e il cane da pastore è la nostra autorità spirituale. Perché nella Bibbia siamo paragonati alle pecore? Perché, oltre che a camminare insieme, le pecore in genere seguono il pastore e quando non seguiamo il Buon Pastore le cose non vanno proprio bene. Ma il Buon Pastore non sta lì a supplicarci di seguirlo, non è Dio ad avere bisogno di noi, ma siamo noi ad avere bisogno di Dio.

Gesù ci lascia liberi di andare e nel Nuovo Testamento non troviamo degli apostoli che supplicavano la gente di venire in chiesa. Quando la gente andava via per un discorso troppo duro, Gesù chiedeva agli apostoli se per caso volessero andare via anche loro e Pietro rispondeva “dove vuoi che andiamo, solo tu hai parole di vita eterna”.

A tutti noi viene voglia di scappare nei momenti più duri, non vogliamo che nessuno ci dica niente e si intrometta nella nostra vita, quando non stiamo bene. Il nostro senso di indipendenza vuole farci scappare da questo insieme di persone che è la chiesa. Ma Dio ha istituito la chiesa perché sapeva che da indipendenti eravamo persi. Perché la Bibbia dice che quando una pecora è perduta il pastore lascia le altre pecore per andare a recuperarla (Matteo 12:11).

Perché Dio ha istituito questa organizzazione che si chiama chiesa? Perché abbiamo bisogno degli altri. In I Pietro al capitolo 5 Dio parla, attraverso Pietro, della sottomissione che possiamo anche intendere in questo modo: “sotto-missione”, la tua missione è essere sotto, sotto la potenza di Dio, sotto la guida di Dio.

1 Esorto dunque gli anziani che sono tra di voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe della gloria che deve essere manifestata: 2 pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; 3 non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. 4 E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce. (I Pietro 5:1-4).

Cosa vuol dire sorvegliare?

Gli anziani, cioè i pastori, la leadership della chiesa hanno questo compito, certo ci si fa aiutare (ci sono tanti cani da pastore), ma il compito, in generale, è quello di sorvegliare e cioè vegliare su qualcuno. Se le pecore stanno bene, sono in mezzo al gregge e se la pecora non c’è vuol dire che non sta bene, quindi bisogna preoccuparsene. Quando non si vuole vedere nessuno e si cercano delle scuse, solitamene non si sta bene.

Il fatto che ci siano dei sorveglianti ha a che fare con la cura da parte di Dio nei nostri confronti. Dio ha stabilito che ci siano due tipi di sorveglianti: uno di carattere umano, responsabili della leadership della chiesa; uno di carattere sovrannaturale ed è rappresentato dagli angeli.
Quindi Dio ha stabilito che ci siano dei sorveglianti sia nel mondo spirituale che nel mondo naturale: nell’Apocalisse i pastori vengono chiamati gli angeli della chiesa ( all’angelo della chiesa di.. scrivi) ).
In Ebrei al capitolo 1 è descritta la funzione degli angeli, qui si dice che Dio li ha creati per servirci (nessun angelo può essere paragonato a un figlio). Il paragone serve a farci capire che anche le autorità della chiesa devono avere la stessa funzione. Cosa fanno le autorità, i responsabili della chiesa?, sono lì per servirci: ci custodiscono.

Nel salmo 91 leggiamo ai versetti 11 e 12: Poiché Egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra.

La domanda è questa: fare il sorvegliante è una cosa piacevole oppure no? Dipende. Se le persone che sorvegli sono ubbidienti è piacevole, quando invece sono ribelli, non è tanto piacevole. Facciamo un esempio legato alla scuola, se l’insegnante chiede agli studenti di entrare in classe e loro continuano a tornare in corridoio e devi chiedere di tornare in classe continuamente, in questo caso diventa un lavoro fastidioso. Si tratta di un lavoro nel quale bisogna stare attenti agli altri più che a se stessi.

Tornado a I Pietro leggiamo: … sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. Qui c’è il segreto di come si guida, non dominando (devi… devi… devi…), ma dando l’esempio. Chi tira il carro deve arrivare a poter dire come l’apostolo Paolo: “Siate miei imitatori come io imito Cristo”. Non di mala voglia o per guadagnare dei soldi , ma perché Dio ci ha chiamati a fare. Infatti il versetto dice sorvegliare volenterosamente secondo Dio. Non per guadagno, non come dominatori ma come esempio.

Quando una persona non è più in grado di guidare il gregge? Quando non è più un buon esempio.
Tornando all’esempio della scuola lo studente potrebbe dire all’insegnante: “Perché non dovrei stare in corridoio, se tu ci stai dalla mattina alla sera? Perché dovrei seguire quello che tu dici?”. Se una persona non ha più autorità e non è più un esempio, non può più stare nella leadership. Può tornare nella leadership quando ricomincia a essere un esempio.

E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce.

Il supremo pastore è Cristo. Dio sta dicendo che se noi lavoriamo per Lui, sorvegliamo il Suo gregge, se lo facciamo bene, ci darà una corona, un premio per questo buon lavoro che noi facciamo per Dio. Non per il gregge, per Dio perché è Dio che ha richiesto la nostra presenza. Molte volte il gregge non vorrà la nostra presenza. Esempio: “Perché devo avvisare che non vengo in cellula?”. Avvisare il proprio sorvegliante è importante perché è stato preposto da Dio.

Ma il brano biblico continua così: Così anche voi, giovani, siate sottomessi agli anziani.
Oggi al posto di anziani diremmo leadership. Qui dice: “Giovani, siate sottomessi, lasciatevi guidare da coloro che Dio ha messo al vostro fianco”. Chi si trova in una posizione di leadership non ha deciso di trovarsi lì, ma Dio sceglie le persone per metterle al nostro fianco. Qual è l’obiettivo? L’amore di Dio. È come se Gesù ci stesse dicendo: “Finché io sono qui alla destra del Padre e intercedo per voi, voi siete lì sulla terra, abbiate cura dei figli!”. I componenti della leadership devono quindi essere delle buone babysitter. Non sempre le babysitter sono buone e ci sono anche dei sorveglianti tremendi che dominano invece di dare l’esempio, ma ci sono anche sorveglianti meravigliosi. Dio stesso sposterà i sorveglianti che dominano.

Il versetto continua: … e tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili.

Perché Dio sta parlando di umiltà proprio in questo brano?

Perché ci vuole umiltà per essere sottomessi. Ci vuole umiltà per seguire un essere umano come te, in realtà.
Qual è la differenza tra un pastore e una pecora? Il ruolo.
La dignità è la stessa, ma il ruolo è diverso. Non c’è nessuna differenza a livello umano tra un professore e uno studente, ma il professore può fare uscire lo studente dalla classe nel suo ruolo. Se lo studente diventerà un insegnante potrà fare lo stesso un giorno perché sarà nell’altro ruolo. Il ruolo dà autorità, ma questa autorità, nel nostro caso, è data da Dio e ci vuole umiltà per ascoltare qualcuno che parla nella tua vita.
Ognuno di noi potrebbe rispondere: “Ma tu chi sei?”. Risposta: “Il tuo sorvegliante, colui, colei che Dio ha messo nella tua vita per avere cura di te”. Non per dominare ma per curare.

In Giovanni 10 Gesù fa un paragone fra il pastore e la porta: il pastore è alla porta della chiesa e Dio chiederà conto al pastore di ogni pecora sotto la sua cura. Il pastore ha delle responsabilità verso le proprie pecore e Dio ne chiederà conto. Il pastore ha una responsabilità maggiore. L’apostolo Paolo dirà alle persone che presiedono: “Trattatevi con doppio onore”. La responsabilità di un leader è doppia e il rispetto dovutogli è doppio per la responsabilità che ha.
Qui dice, parafrasando: abbi l’umiltà di riconoscere le persone che Dio ha messo nella tua vita perché Dio le ha messe lì per “romperti le scatole” come fanno i genitori.
Avete mai visto dei genitori che non “rompono le scatole” ai propri figli? Continuano a dire ai figli: “Hai fatto i compiti? Perché hai preso un brutto voto? Non tornare troppo tardi!”. Tutto questo è fastidioso ma è nel loro ruolo e anche questo aiuta i figli a crescere.

Andando avanti con il brano: perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili.

Cosa sta dicendo qua? La superbia può anche appartenere alla vita di un cristiano, quando si dice: “Ah, sono solo io e Gesù…”. Anche questa è superbia, se tu resisti a Dio, Lui resisterà a te. Sarà un braccio di ferro. Vuoi mettere il tuo braccio contro il braccio di Dio? E’ come se Dio dicesse: ““Se tu non permetterai di aiutarti a delle persone messe lì da me con questo compito, se sarai orgoglioso dicendo “io non devo dare conto a nessuno”, Io (Dio) ti resisterò, non l’autorità che ho messo lì ma io (Dio stesso), tu non passerai””.

Ebbene Dio resite ai superbi, ma dà grazia agli umili. Nel versetto 6 dice “umiliatevi sotto la potente mano di Dio”, non sta dicendo “sotto la potente mano dei vostri leader”. Continua dicendo “gettando su di Lui le vostre preoccupazioni perché Egli ha cura di voi”. E’ così importante che noi comprendiamo che il peccato è entrato nel mondo perché il diavolo non ha voluto seguire Dio. L’uomo ha voluto la sua indipendenza, ma il modo migliore per essere umili è permettere alle persone che Dio ha messo che parlino, che ci correggano.

In Ebrei al capitolo 12 dal verso 4 leggiamo: 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione rivolta a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso; 6 perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli».

Dio è Padre e ogni buon padre corregge, insegna e dà disciplina. A volte Dio permetterà che ci troviamo in situazioni tremende affinché possiamo imparare. Possiamo fare l’esempio di un bambino al quale viene detto di star fermo seduto per cinque minuti perché è in punizione. Per il bambino i cinque minuti sono infiniti e noi magari pensiamo che cinque minuti invece sono molto pochi.

Nella Bibbia c’è scritto che per Dio gli anni sono come giorni (Salmo 90:4). Quando Dio ci mette seduti in punizione a noi sembra un’eternità come al bambino con la mamma. Tenendo sempre questo esempio, quando il bambino si fa male perché ha disubbidito al genitore, comunque corre dal genitore. Noi facciamo la stessa cosa, ci mettiamo in situazioni sbagliate perché non lo abbiamo ascoltato, ma poi corriamo da Lui. E se Lui dovrà disciplinarci lo farà e se dovrà usare i nostri amici e le nostre autorità per farlo, lo farà. E il motivo è perché ci vuole bene, in altri momenti si ringrazierà Dio per ogni momento di disciplina che ha usato per noi.

Quando stiamo vivendo un momento in cui Dio ci sta disciplinando è difficile, ma successivamente ringrazieremo perché la disciplina dà anche sicurezza. Dal punto di vista psicologico le persone sicure solitamente hanno avuto un buon padre e sono stati corretti perché dove non c’è disciplina, non c’è amore.

In Ebrei continua dicendo: 7 Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli.

Avete mai conosciuto persone che non hanno regole? Che vi trattano come vogliono, fanno quello che vogliono, da persone adulte non vogliamo frequentarli perché pensiamo di loro che siano dei gran maleducati. Coloro che invece sono stati veramente disciplinati da Dio sono educati, gentili, sinceri, persone che hanno imparato a dare perché Dio ci ha insegnato a dare, gente che ha imparato a camminare con Dio e a lungo andare quelle persone saranno come il loro Padre.

La Bibbia dice che noi siamo figli di Dio e chi non è figlio di Dio, nel capitolo 8 di Giovanni leggiamo che è figlio del padre della menzogna (versetti dal 30 al 47). A lungo andare si capisce sempre chi è il genitore di un figlio. Quando vediamo i bambini capiamo subito chi sono i genitori. Gente sana genera gente sana, ma noi siamo in Cristo, siamo stati rigenerati in Cristo e indipendentemente dalla famiglia che abbiamo. Oggi abbiamo Dio come nostro genitore che ci insegna e usa anche delle baby-sitter, la leadership della chiesa. Prego che anche voi possiate essere delle baby-sitter per Dio o cani da pastore, prendendo un altro degli esempi che abbiamo fatto; che possiate essere la mano di Dio, il cuore di Dio per prendervi cura dei suoi figli perché è questo quello che Dio vuole. Ovviamente se Dio ti insegna e tu non ti fai ammaestrare, lui non ti metterà mai come insegnante per altre persone.

Nel passo che abbiamo letto, chi sono le persone che Dio innalza? Gli umili e umiltà è uguale a sottomissione, l’umiltà è essere sottomessi gli uni agli altri. Esempio: se c’è qualcuno che ha la responsabilità della musica e c’è da organizzare un concerto, anche se sei responsabile della mensa puoi aiutare ad organizzare il concerto. Quando il responsabile della mensa deve organizzare un pranzo importante in occasione di un convegno e avrà bisogno di una mano, allora il responsabile della musica servirà il responsabile della mensa e sarà sottomesso a quel responsabile. “Servirsi” gli uni gli altri permette alle persone di parlare nella nostra vita.

Questo ha a che fare anche con il rispetto. Quando una persona rispetta i propri genitori? Per esempio, un genitore dà un orario al figlio e questi si trova ad una festa e non ha più sotto controllo l’orario. Se ha rispetto, la prima cosa che fa è chiamare a casa chiedendo scusa e dicendo che parte subito da lì per tornare a casa. Se è un figlio irrispettoso, fa finta di non sentire il cellulare che sta suonando e inventa delle scuse. Lo stesso rispetto va dato a Dio e alle persone che Dio ha messo nella nostra vita per aiutarci.

Il Regno di Dio è fatto di autorità e sottomissione.

Oggi sei sottomesso e domani avrai autorevolezza, Dio vuole che tutti noi possiamo prenderci cura degli altri, ma prima devi imparare sotto gli altri. Quando si esce dall’università, qual è la prima cosa che ti chiedono quando vai a cercare lavoro? L’esperienza lavorativa, perché vogliono capire se sei in grado di mettere in pratica quello che hai studiato. Dio ti darà delle responsabilità quando avrai avuto esperienza di sottomissione. Non esiste un buon leader che non è sottomesso a nessuno. Quelli che dicono “io sono sottomesso a Gesù, giro tutte le chiese, sono del Regno”, in questo caso si tratta di persone che non vogliono essere sottomesse a nessuno. In genere poi non sono in grado di ubbidire neanche a Dio perché se non si è capaci di ubbidire a qualcuno che vedi, figuriamoci si è capaci di ubbidire a chi non vedi.

Solitamente, quando Dio decide di innalzare una persona, lo fa perché questa persona è stata sotto e si è lasciata guidare da chi era sopra di lei ovvero da chi poteva aver cura della sua vita. L’autorità ha a che fare con la protezione, la sottomissione ha a che fare con l’umiltà. Se noi vogliamo essere innalzati, prima dobbiamo abbassarci. Dio innalza gli umili, abbassa e resiste ai superbi. Sta a me la decisione di permettere a qualcuno si far male alla mia vita o meno, nessuno si può imporre.

Ci sono due parola che la Bibbia usa per il termine ubbidienza: petò e upacono.
Il termine upacono vuol dire ubbidienza cieca: devi ubbidire punto e basta. Nella Bibbia è il tipo di ubbidienza che viene richiesta ai figli e ai servi. Nella lettera agli Efesini viene utilizzato questo termine quando si legge figli ubbidite ai genitori. Qui il testo vuole dire ubbidite punto e basta.

Immaginate se i genitori chiedessero ai propri figli di circa cinque anni d’età se vogliono andare a scuola la mattina presto, d’inverno, invece di mostrarglielo come un dovere. Oppure se gli chiedessimo di fare la doccia invece di imporglielo, è così che creiamo dei mostri. Ci sono cose che non si possono scegliere, ci sono scelte che dobbiamo fare noi adulti per loro perché non sono ancora in grado di scegliere. Se un operaio si trova a lavorare in una catena di montaggio e riceve l’ordine di muovere una certa leva in un determinato modo, non potrà scegliere di fare diversamente, verrà mandato via, sul lavoro non si può scegliere se ubbidire o non ubbidire. Fino a qui l’ubbidienza upaconò: fai ciò che ti viene richiesto di fare.

Poi c’è l’ubbidienza legata al termine petò. Che viene utilizzata in Ebrei al capitolo 13 quando si dice di essere sottomessi ai nostri conduttori e in Efesini al capitolo 5 dove si chiede alle mogli di essere sottomesse ai propri mariti.

Dio dice questo sempre per il concetto che spiegavamo prima della doppia responsabilità nel caso dei conduttori. Nel caso del capofamiglia, l’uomo ha doppia responsabilità perché ha il compito di educare i propri figli secondo la volontà di Dio e di insegnare alla propria moglie la Parola di Dio, come dice sempre in Efesini al capitolo 5 dove vengono descritti i compiti dell’uomo in famiglia. L’uomo dovrebbe studiare doppiamente la Bibbia perché qualsiasi cosa succeda in famiglia, se non c’è preghiera, se non c’è lo Spirito di Dio, se non c’è collaborazione è colpa dell’uomo.

Quindi Dio ti dà autorità, ma dice anche che hai doppia responsabilità. Dio chiederà conto all’uomo rispetto a ciò che succede in casa, perciò fatevi guidare da loro perché hanno doppia responsabilità.

L’ubbidienza petò non è un’obbedienza dovuta, si tratta di una scelta, cioè posso scegliere a chi voglio sottomettermi (anche se una volta non era così con i matrimoni combinati), ma chi è alla guida, se guida male, dovrà renderne conto a Dio. La stessa cosa vale con l’altro caso in cui viene utilizzato questo termine.

Nessuno obbliga i membri di una chiesa a fanne parte. Nessuno è obbligato, anche se qualche ragazzo potrebbe dire è mia madre che mi obbliga, ma vale l’esempio di prima di upaconò. Ma dal momento in cui si ha l’età per poter scegliere, scegli tu cosa vuoi fare (dal punto di vista della religione, per la legge italiana a 18 anni hai la facoltà di scegliere quale religione confessare).
In Ebrei 13:17 leggiamo: ubbidite ai vostri conduttori e sottomettevi a loro perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto affinché facciano questo con gioia e non sospirando perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità. Quindi qui, usando il termine upaconò, si intende: scegli il tuo pastore, ma dopo che hai scelto, ubbidisci. Se il tuo pastore sceglie dei “cani da pastore” per la tua vita, anche a loro dovrai ubbidire.

Dio chiederà conto a questi responsabili, perché vegliano sulle vostre anime, dice il versetto. Dio chiederà conto ai responsabili e chiederà perché hanno insegnato una cosa piuttosto che un’altra.

Chi guida deve farlo con timore e tremore, sapendo che si risponde per le anime degli altri. Quando vi correggono,, fatevi correggere. Quando bisogna andare a correggere qualcuno non è piacevole né per chi dà la correzione (sarebbe bello dire sempre che va tutto bene), né per chi la riceve che, dopo magari ringrazierà, ma all’inizio, quando si riceve la correzione, è dura.

Per il conduttore è imbarazzante correggere, però lo deve fare, perché se non lo fa, Dio ne chiederà conto. A meno che il credente non decida di rompere il patto con il proprio conduttore e andare via, il conduttore ha il dovere di “rompergli le scatole” ogni volta che sbaglia. Dio chiederà ai responsabili se hanno fatto tutto il possibile per quella persona perché Dio ci ama.

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