Tre caratteristiche essenziali di qualunque leader che desideri guidare una chiesa.

Le epistole pastorali di Paolo sono un deposito inestimabile di sapienza per formare leader e dare il via a nuove congregazioni. Questi tre libri, 1 e 2 Timoteo e Tito, furono scritti da un apostolo che ha servito la chiesa predicando, formando i suoi leader, e guidando la missione.

Paolo ha lasciato un prezioso deposito di sapienza e conoscenza per qualsiasi leader di oggi che aspiri alla stessa chiamata e compito.

Una rapida lettura di questi testi rivela

Integrity Torn Paper Conceptche fonda chiese. Queste caratteristiche servono a garantire qualità e spessore nella leadership, permettendo così al movimento di fare progressi.

Questi tratti sono il carattere, la chiarezza e la fiducia.

  1. Carattere

Dopo aver letto 1 Timoteo 3 e Tito è difficile non avere una chiara definizione di carattere. Paolo non lesina inchiostro per avvertire Timoteo e Tito che il carattere nella conduzione della chiesa è essenziale alla sua sopravvivenza e al suo avanzamento. La missione di crescere e fondare chiese è destinata all’insuccesso se i conduttori della chiesa non stanno sviluppando un carattere devoto e se non aspirano ai massimi livelli d’integrità.

I tratti caratteriali elencati per gli anziani e i diaconi sono specifici e diversi. Qualità come l’ospitalità, l’autocontrollo e la mitezza, rivelano che le guide nella chiesa di Cristo hanno un’indole particolare; devono essere consapevoli e attenti al modo in cui trattano le persone affidate alla loro cura. Se i leader falliscono nel vivere le caratteristiche elencate in questi versetti, crolleranno presto sotto il peso della loro mancanza di carattere.

 

 2.Chiarezza

Le due domande a mio parere più comuni che tormentano i leader e che li rendono confusi sono “Chi sono io?” e “Che cosa devo fare?”. Affinché possiamo far crescere una chiesa sana che poi  fondi altre chiese, è necessario che i suoi leader abbiano ben chiara la loro identità e la loro chiamata.

Paolo offre entrambe nelle epistole pastorali.

 

Identità

Sin dall’inizio dell’epistola, Paolo ricorda a Tito chi è lui. Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo … (Tito 1:1). E rende noto a Timoteo “io sono stato costituito araldo, apostolo e dottore” (2 Timoteo 1:11).

Il saggio apostolo sapeva chi Dio lo aveva reso attraverso la vita, la morte, e la risurrezione di Gesù. L’attività di Paolo scaturiva sempre dalla sua solida comprensione della sua identità.

Se i leader vogliono guidare le loro chiese per vederle crescere sane e lanciarle nella  fondazione di chiese, hanno bisogno di assoluta chiarezza riguardo alla loro identità.

Affrontare le sfide della missione richiede una certa misura di certezza su chi siamo in Gesù. Siamo figli del Padre, servi del Re, adottati nel regno della gloria. Compiamo la nostra opera basandoci sulla nostra identità, non per costruire la nostra identità.

Ci sono pure alcuni aspetti specifici della nostra identità che riceviamo come doni.

Paolo è un servo, un apostolo, e un dottore. Lui non si vergogna di dichiarare chi è.

Questo non a che fare con la falsa umiltà: non dico chi sono e quale è la mia chiamata per non essere considerato un orgoglioso.  Invece ha molto a che fare con la certezza della nostra identità e dei nostri doni che dichiarati toglieranno le persone dal dubbio e ci vedranno per quello che siamo aspettandosi da noi niente più e niente meno di quelli che son i doveri e le responsabilità derivanti dal nostro ruolo.

Guidare una chiesa esige questo tipo di chiarezza. Le guide della chiesa devono conoscere e comprendere quali doni mettono al servizio della loro chiesa, e quali doni altri possiedono.

Nessun leader da solo è sufficiente. Le cose devono crescere per sviluppare dei team  e da questi poi a un movimento per la fondazione di chiese, perché sono le chiese, e non leader indipendenti, a fondare chiese.

Avere chiarezza sui propri doni di leader ti aiuta a sapere che cosa apporti alla chiesa e di cosa hai bisogno per la crescita e la nascita di nuove chiese.

Chiamata

Paolo è molto chiaro con Tito: “Per questa ragione ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine nelle cose che rimangono da fare, e costituisca degli anziani in ogni città, secondo le mie istruzioni”.

Possibilmente sei in dubbio circa la chiamata che ti è stata rivolta? Ti chiedi se questa è da Dio o se è solo un tuo desiderio? Sei nel campo perché qualcuno ti ha inviato , ma non sei certo che questo sia quello che è utile per te e la tua vita?

Non preoccuparti dubbi o domande salgono spesso nella mente quando siamo all’opera e spesso nel bel mezzo del combattimento spirituale dove tutto sembra andare storto.

Ma il Signore non ci ha lasciato al buio per discernere la nostra chiamata. Ci è stata data la sua parola. Lo Spirito Santo dimora in noi. Siamo all’interno della comunità di fede, il Corpo di Cristo. Tutti questi doni della grazia sono lì per darci chiarezza nella chiamata che il Signore ha per ciascuno di noi.

E’ stato affermato che  è possibile discernere la tua chiamata quando si considerano questi tre fattori: affinità, capacità e opportunità.

Per discernere l’affinità, osserva i bisogni degli altri nel luogo dove vivi ed operi. Che cosa ti appassiona? Che cosa ti spinge ad amare gli altri? Quali bisogni ti spingono ad agire?

Paolo dice a Tito che egli è un servo e un apostolo “per promuovere la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità”. Egli sentiva un’unzione specifica per servire la chiesa di Dio a causa della sua chiamata specifica.

Per discernere le tue capacità, osserva come i tuoi talenti si incrociano con i bisogni di una specifica comunità.

Dopo aver considerato le tue affinità e capacità, individua le opportunità per ricevere chiarezza sulla tua chiamata.

Chiediti: “Qual è il bisogno maggiore nella mia chiesa/organizzazione e come posso soddisfare quel bisogno?”.

Molti leader hanno ottenuto chiarezza sulla loro chiamata semplicemente rendendosi disponibili a servire in modi che in precedenza non avevano considerato.

Lascia che la voce della comunità che ti circonda confermi o reindirizzi la tua percezione della chiamata rispondendo alle opportunità che il Signore ti ha messo davanti.

Ascolta la voce di Dio personalmente ed attraverso le indicazioni di altri servi che Dio ti ha preposto come padri spirituali e  mentori.

 3. Fiducia

Dobbiamo mettere a morte il concetto del leader superstar che porta avanti il suo compito con un’incrollabile fiducia nei talenti e nelle capacità che ritiene di avere.

Per guidare una chiesa a diventare una chiesa che fonda chiese, abbiamo bisogno invece di leader che si appoggiano fiduciosamente sulla sufficienza della parola di Dio e sulla speranza del vangelo.

Paolo dice a Timoteo “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni buona opera”. C’è la totale fiducia che la parola di Dio porterà a termine il compito di edificare la chiesa in modo che essa diventi tutto ciò che Dio l’ha chiamata a essere. E’ per questo che implora Timoteo con queste parole: “Predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole”.

I leader che vogliono guidare chiese che fondano chiese devono esercitare questo tipo di fiducia nella parola di Dio. E’ necessario  riposare nella sufficienza della Scrittura, con la fiducia che Dio compirà attraverso la sua parola ciò che nessun altro potrebbe altrimenti compiere attraverso i propri doni, la propria intelligenza, o i propri piani.

Ritengo che questo tipo di fiducia che si sostiene nella sufficienza della parola di Dio sia possibile solamente quando abbiamo assoluta fiducia nella speranza del vangelo. Paolo spiega a Tito:

“Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù. Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone. Parla di queste cose, esorta e riprendi con piena autorità. Nessuno ti disprezzi”.

 

Questa è fiducia nel vangelo! Paolo dice che il vangelo insegna al popolo di Dio a vivere vite sante. Il vangelo genera quel tipo di fiducia che permette alle guide della chiesa di dichiarare la verità della speranza, di esortare e di riprendere, e di non essere disprezzati.

La vita vissuta in conformità al vangelo genera ed ispira fiducia nelle persone che sono sotto la nostra guida. L’amore che nasce dal vangelo conquisterà le loro vie e saranno felice di essere i nostri collaboratori ,proprio come nella relazione di Paolo con Timoteo e Tito.

Le chiese cresceranno sane e diventeranno chiese che fondano chiese quando i loro leader incarneranno queste qualità. Il carattere serve a rendere il nostro messaggio verosimile. La chiarezza sulla propria identità e chiamata porta all’azione. La fiducia nella sufficienza della Scrittura e la speranza nel vangelo fanno avanzare l’opera di Dio.

E questo è il lo scopo finale di ogni chiesa: riprodursi , per cui cerchiamo di fondare chiese che fondano chiese.

incontro ministeriale on line16 gennaio 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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